CASERTA – Il tempo di chiudere la partita delle Provinciali, festeggiare gli amministratori eletti che aveva sostenuto e poi l’arrivo della misura cautelare. Una sequenza rapida che segna ora lo stop forzato per il consigliere regionale Giovanni Zannini, protagonista negli ultimi mesi della scena politica casertana e costretto a lasciare la Campania almeno fino alla decisione del Tribunale del Riesame, al quale farà ricorso tramite il suo legale. Zannini aveva affrontato da indagato a piede libero le ultime competizioni elettorali: prima le Regionali, dove lo scorso novembre aveva superato quota 30mila preferenze, e poi le Provinciali concluse domenica sera, impegnandosi direttamente a sostegno delle liste del centrodestra e di quella collegata al presidente Anacleto Colombiano. L’attività politica era proseguita senza soste anche dopo la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e l’interrogatorio preventivo davanti al gip Daniela Vecchiarelli.
Chi gli è stato vicino racconta che viveva con fiducia l’attesa della decisione, convinto di aver chiarito la propria posizione attraverso dichiarazioni spontanee e documentazione difensiva depositata agli atti. Il gip, pur non accogliendo integralmente l’impostazione della Procura – che aveva richiesto una misura più afflittiva – ha comunque ritenuto necessario applicare un presidio cautelare, individuato nel divieto di dimora non solo in Campania ma anche nelle regioni confinanti. Entro le 10 di oggi il consigliere dovrà comunicare ai carabinieri il luogo scelto per il trasferimento; tra le ipotesi, la Calabria appare la più probabile.
Alla base della decisione vi è soprattutto il pericolo di reiterazione del reato. Secondo quanto evidenziato nell’ordinanza, l’attività investigativa avrebbe fatto emergere un sistema di condotte corruttive finalizzate a condizionare le scelte dell’amministrazione regionale nel settore delle valutazioni ambientali. Il gip descrive un politico disinvolto nel tentativo di superare gli ostacoli burocratici legati all’iter per ottenere un finanziamento milionario destinato alla società Spinosa, con piena padronanza – si legge – del ruolo di regista nelle dinamiche amministrative contestate.
Nelle motivazioni si parla di una figura determinata nel perseguire obiettivi ritenuti funzionali agli interessi privati sostenuti, con disponibilità ad accettare utilità indebite, individuate dagli inquirenti nella promessa di una vacanza su uno yacht a Capri offerta dagli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, anch’essi destinatari del divieto di dimora in Campania. Il giudice sottolinea inoltre come dagli atti emergano ulteriori comportamenti ritenuti indicativi del modus operandi del consigliere, anche laddove non sufficienti, singolarmente, a integrare specifiche ipotesi di reato. Elementi che, nel loro complesso, delineerebbero – secondo il gip – una modalità d’azione orientata più alla tutela di interessi privati che a quella dell’interesse pubblico.
Particolare rilievo viene attribuito alla determinazione e alla perseveranza mostrate dagli indagati nel portare avanti gli obiettivi contestati. Proprio questa continuità operativa, unita al ruolo istituzionale ricoperto e alla capacità di incidere sui procedimenti amministrativi, avrebbe reso concreto il rischio di nuove condotte analoghe, rendendo necessaria una misura limitativa della libertà personale. Nemmeno l’incensuratezza degli indagati, osserva il giudice Vecchiarelli, è stata ritenuta sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione, alla luce delle modalità delle condotte contestate e dell’assenza di esitazioni emersa nel corso delle indagini. Tra gli episodi richiamati figura anche il tentativo, secondo la ricostruzione investigativa, di giustificare a posteriori il pagamento della vacanza a Capri e di far cancellare il proprio nome dai registri di bordo dopo aver scoperto di essere stato oggetto di attenzione investigativa.
Da qui la scelta di una misura non custodiale ma comunque incisiva: l’allontanamento dal contesto territoriale nel quale, secondo il gip, sarebbero maturate le condotte contestate. Una decisione ritenuta proporzionata e adeguata allo stato delle indagini, con l’obiettivo di interrompere eventuali relazioni e dinamiche che potrebbero favorire la reiterazione dei reati ipotizzati. Per Zannini si apre ora la fase del Riesame, passaggio decisivo per tentare di ottenere la revoca o l’attenuazione della misura. Nel frattempo, però, la sua attività politica subisce uno stop obbligato, segnando una brusca frenata per uno degli esponenti che negli ultimi anni aveva consolidato una forte influenza nel panorama politico casertano.


















