Estorsioni e Clan dei Casalesi, stangata per Mezzero e Diana

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Alessandro Mezzero e Giovanni Diana
Alessandro Mezzero e Giovanni Diana

CASAL DI PRINCIPE – Sette anni e 6 mesi per Alessandro Mezzero e 8 anni e 4 mesi per Giovanni Diana: è il verdetto letto ieri, in tarda serata, dai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il procedimento nasce dall’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta su Antonio Mezzero, storico boss del clan dei Casalesi, accusato di aver tentato di riorganizzare il gruppo mafioso dopo il ritorno in libertà nel 2022, al termine di una lunga detenzione durata circa venticinque anni. Nel corso delle attività investigative sarebbe emersa l’operatività del nipote Alessandro Mezzero, residente a San Prisco, e di Giovanni Diana, originario di Casal di Principe e cognato di Salvatore Nobis detto Scintilla, ritenuto uomo di fiducia del capoclan di Casapesenna Michele Zagaria.

Alessandro Mezzero, difeso dall’avvocato Angelo Raucci, è stato giudicato responsabile del reato di associazione mafiosa. Secondo l’accusa, avrebbe affiancato stabilmente lo zio Antonio, rappresentandolo in incontri con altri soggetti criminali, partecipando alle decisioni strategiche del gruppo e avvicinando imprenditori destinatari di richieste estorsive. A suo carico era contestato anche un tentativo di estorsione finalizzato a favorire l’ingresso del boss nella gestione di un autolavaggio a Curti, oltre a una tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Villa Literno impegnato in lavori edilizi a San Prisco. Per Alessandro Mezzero sono state riconosciute equivalenti le attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. Stessa accusa di associazione mafiosa per Giovanni Diana, assistito dagli avvocati Paolo Caterino e Carmine Irace, indicato dagli inquirenti come referente del clan per l’area di Sant’Andrea del Pizzone.

A Diana veniva contestato anche un tentativo di estorsione, in concorso con altri, legato alla compravendita di un capannone industriale nella zona di Francolise. In relazione a questa accusa, secondo i giudici, non è emersa la prova che il fatto fosse finalizzato al controllo economico mafioso del territorio. Entrambi gli imputati avevano scelto il rito abbreviato condizionato, con l’audizione di alcune persone offese indicate dalla Dda, ottenendo così lo sconto di pena rispetto alle richieste avanzate in requisitoria, che erano state di dodici anni per Mezzero e dieci anni per Diana. Nel procedimento sono già arrivate, nei mesi scorsi, altre sentenze di primo grado per gli imputati che avevano optato per il rito abbreviato secco, tra cui Antonio Mezzero, condannato a 14 anni per associazione mafiosa, e Carlo Bianco, condannato a 5 anni per estorsione. Prosegue invece il dibattimento ordinario per Giuseppe Diana e Vincenzo Addario, chiamati a rispondere del reato di estorsione. Tutti gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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