CASERTA – C’è un altro fronte ancora tutto da approfondire nell’inchiesta sulla pubblica amministrazione casertana. Un filone distinto dai capitoli da cui sono scaturite la misura cautelare per il consigliere regionale Giovanni Zannini e la richiesta di arresto – respinta dal gip – per l’ex presidente della Provincia Giorgio Magliocca, accusati – per fatti diversi – di corruzione.
Al centro di questo troncone non ancora pienamente esplorato c’è la posizione lavorativa di una collaboratrice a progetto dell’azienda sanitaria e i rapporti che – secondo gli investigatori – avrebbe intrattenuto, nel 2024, con i vertici amministrativi nel tentativo di ottenere una stabilizzazione o comunque un assetto più favorevole.
L’ipotesi investigativa emerge dalle intercettazioni eseguite dai carabinieri del Nas di Caserta e del Nucleo investigativo di Aversa. Si tratta di conversazioni captate tra gennaio e marzo di due anni fa, nelle quali la donna parla del proprio ricorso, di una pec inviata ai vertici dell’Asl e degli interlocutori interni che, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbero mossi per accompagnare la vicenda.
Per la polizia giudiziaria il quadro sarebbe quello di una gestione clientelare e arbitraria di procedure amministrative, in continuità con altri episodi già finiti sotto la lente della Procura guidata da Pierpaolo Bruni.
Gli investigatori richiamano anche un precedente segmento dell’indagine, quello relativo a un concorso pubblico per titoli ed esami bandito dall’Asl per la copertura di due posti di collaboratore tecnico professionale – biologo.
Secondo quanto riportato negli atti, quella procedura sarebbe stata predisposta con requisiti tali da favorire due figure già operative all’interno della struttura sanitaria.
Il bando, ritenuto dagli investigatori ‘cucito su misura’, sarebbe poi stato annullato. Proprio da quell’episodio, tuttavia, si sarebbe aperta una seconda strada: il ricorso promosso dalla collaboratrice nei confronti dell’azienda sanitaria per ottenere il riconoscimento della propria posizione lavorativa.
Ed è proprio su questo passaggio che si concentra il nuovo approfondimento investigativo. Secondo gli atti, la dipendente avrebbe continuato a mantenere un dialogo diretto con uno dei vertici amministrativi dell’Asl, il quale – sempre secondo la lettura investigativa – non solo l’avrebbe incoraggiata, ma l’avrebbe addirittura aiutata nel percorso contro l’azienda.
In una conversazione intercettata nel febbraio 2024, la donna racconta infatti che il dirigente le avrebbe prospettato perfino un possibile aumento di stipendio, circostanza che gli investigatori leggono come ulteriore spia di un’interferenza impropria, anche perché – osservano – per un rapporto di collaborazione a progetto non sarebbero previsti automatismi di questo tipo.
Il passaggio ritenuto più delicato dagli investigatori riguarda però il ruolo di un avvocato, consulente esterno dell’Asl.
Dalle captazioni emerge che la donna si sarebbe confrontata con lui per predisporre la pec indirizzata alla direzione generale e amministrativa dell’azienda. Dopo l’incontro della dipendente con uno dei principali riferimenti della struttura sanitaria, il legale avrebbe commentato positivamente l’iniziativa, osservando che l’atto era stato scritto bene.
Una frase che, per gli investigatori, rafforzerebbe l’ipotesi di un coinvolgimento pieno del professionista nella strategia della dipendente, nonostante il suo rapporto con l’Asl. Da qui il sospetto di un possibile conflitto di interessi: lavorare per l’azienda sanitaria e, allo stesso tempo, assistere chi si prepara ad agire contro la stessa azienda.
Negli atti viene ricostruito anche il colloquio del 15 marzo 2024 tra la donna e uno dei massimi riferimenti della struttura sanitaria. La dipendente racconta di essere stata ricevuta in disparte, ‘lontani da occhi indiscreti’, riferendo poi a persone a lei vicine che il dirigente l’avrebbe rassicurata invitandola a non preoccuparsi.
Anche questo episodio, nella prospettiva accusatoria, viene letto come un possibile segnale di disponibilità ad assecondare la richiesta, al di fuori di un percorso lineare e trasparente. Per ora si tratta di ipotesi investigative, tutte da verificare nel prosieguo del procedimento.
Nessuna conclusione giudiziaria definitiva, dunque, ma un ulteriore tassello che mostra come l’inchiesta sammaritana non si limiti ai fatti corruttivi già contestati a Zannini e Magliocca, bensì allarghi il fuoco su un possibile sistema di relazioni, protezioni e scorciatoie all’interno della sanità casertana. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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