Fienili in fiamme, due roghi in 24 ore a Brezza e Castel Volturno tra l’ombra del racket e scarcerazioni

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Giovanni Letizia ed Antonio Mezzero
Giovanni Letizia ed Antonio Mezzero

SAN CIPRIANO – Indagare sulle cause di un incendio è sempre complesso, soprattutto quando a bruciare sono grandi quantitativi di fieno e legname. Resta cenere e poco altro. Stabilire se dietro un rogo del genere vi siano cause accidentali, negligenze nelle misure di sicurezza o la mano dell’uomo richiede accertamenti tecnici approfonditi e tempi non brevi. Fatta questa premessa, nel giro di 24 ore due incendi hanno colpito altrettanti fienili nel Casertano. L’ultimo si è verificato a Brezza, dove le fiamme hanno interessato una struttura agricola dell’azienda della famiglia Rosano, originaria di San Cipriano d’Aversa e titolare anche di un caseificio. Nella frazione di Grazzanise i vigili del fuoco del distaccamento di Mondragone sono intervenuti nella notte tra sabato e domenica, riuscendo a domare l’incendio che ha distrutto circa 250 balloni di fieno.

Il giorno precedente un altro rogo aveva interessato una struttura agricola a Castel Volturno, di proprietà di Franco Letizia, fratello di Giovanni Letizia, esponente del clan dei Casalesi – in passato legato al gruppo stragista guidato dal bidognettiano Giuseppe Setola – e attualmente detenuto al regime del 41 bis. In questo caso, tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi sarebbe anche quella di un corto circuito.

La vicinanza temporale dei due episodi impone prudenza: gli eventuali elementi di collegamento sono ancora tutti da accertare. Tuttavia gli inquirenti non escludono alcuna pista, tra cui anche la casualità. Le indagini condotte negli anni tra Agro aversano, litorale domizio e basso Volturno hanno però dimostrato come incendi di strutture agricole siano talvolta legati a dinamiche criminali, tra ritorsioni, intimidazioni o pressioni estorsive.

Al momento, considerato il poco tempo trascorso, non vi sono riscontri concreti che riconducano i fatti di Brezza e Castel Volturno a matrice dolosa. L’attenzione degli investigatori resta però alta, anche alla luce dei recenti mutamenti negli equilibri criminali della provincia, determinati pure dalla scarcerazione di soggetti con solidi legami con il clan dei Casalesi, appartenenti ai gruppi Schiavone, Zagaria e Venosa.

Le zone interessate ricadono infatti in territori storicamente influenzati dal clan dei Casalesi, in particolare da sottogruppi camorristici tornati da tempo operativi. A Brezza è radicato il gruppo Mezzero, costola degli Schiavone, il cui capo Antonio nel 2024 è stato nuovamente arrestato per reati di mafia ed estorsione, dopo essere tornato in libertà in seguito a quasi un quarto di secolo trascorso in cella. L’azienda colpita si trova peraltro a poca distanza dalle abitazioni riconducibili alla famiglia Mezzero e, con ciò, sia chiaro, non si intende collegare il fatto alla mano del gruppo.

Sul litorale, invece, persistono le influenze dei Bidognetti, con proiezioni mafiose nell’entroterra riconducibili anche alle famiglie Schiavone e Zagaria. Questo il quadro attuale. Saranno gli accertamenti tecnici e investigativi a chiarire l’origine dei due incendi e l’eventuale esistenza di una regia comune.

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