FOTO. Droga degli Amato-Pagano, blitz in Spagna: 10 arresti

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Da sinistra Raffaele Amato e Cesare Pagano
Da sinistra Raffaele Amato e Cesare Pagano

NAPOLI – La camorra continua a espandere la propria influenza oltre confine. Una vasta operazione condotta dai Mossos d’Esquadra in Catalogna ha portato alla scoperta di una struttura criminale degli Amato-Pagano, attiva nel traffico di stupefacenti tra Spagna e Italia. L’indagine si è conclusa con dieci arresti e il sequestro di 140 mila euro in contanti, oltre a ingenti quantitativi di droga. Il 3 marzo 2026 circa 150 agenti hanno partecipato a nove perquisizioni tra Barcellona e L’Hospitalet de Llobregat, smantellando quella che gli investigatori definiscono una rete ben radicata nella capitale catalana. Gli arrestati, uomini tra i 25 e i 46 anni, sono stati portati davanti al tribunale di Cornellà de Llobregat il 5 marzo. L’inchiesta resta aperta e non si escludono ulteriori arresti.

La storia ha avuto inizio quasi per caso. Il 7 febbraio, a Cornellà de Llobregat, una pattuglia della polizia municipale ha notato uno scambio sospetto tra un camionista e un automobilista in una zona industriale. Il controllo del veicolo ha portato al ritrovamento di tre zaini contenenti 70 chili di cocaina. Ciò che inizialmente sembrava un episodio isolato si è rivelato la punta dell’iceberg di un traffico molto più strutturato. L’indagine è passata ai Mossos d’Esquadra, che hanno ricostruito una rete organizzata con base a Barcellona: il gruppo acquistava cocaina e hashish da fornitori locali, organizzava i trasporti e preparava la droga per il viaggio verso l’Italia. I carichi venivano nascosti tra merci legali su camion diretti oltre confine o imbarcati sui traghetti dal porto di Barcellona verso Civitavecchia, vicino Roma.

Le spedizioni più consistenti avvenivano in un capannone industriale a Montcada i Reixac, dove la droga veniva mimetizzata tra alimenti come frutta e pollame prima di essere caricata sui tir. Operazioni più piccole venivano invece gestite con incontri rapidi nelle zone industriali di Cornellà o della Zona Franca, con borse di stupefacenti trasferite direttamente nelle cabine dei camion, spesso in piena strada. Secondo gli investigatori, a capo dell’organizzazione c’era un uomo originario di Napoli con forti legami con la camorra. La sua base operativa era un appartamento di lusso nel quartiere Diagonal Mar, sul lungomare di Barcellona, da dove coordinava spedizioni e incontri con i fornitori; al suo fianco operava la compagna, anch’essa coinvolta nell’organizzazione. Un emissario partiva da Napoli poco prima degli scambi per prelevare la droga in Catalogna e garantire che le spedizioni raggiungessero l’Italia.

Durante l’indagine sono stati sequestrati 180 chili di cocaina, 200 chili di hashish e 10 chili di marijuana in un camion fermato a Borrassà, oltre ai 70 chili rinvenuti a febbraio. Un altro carico, intercettato a Riudellots de la Selva tra le casse di polli trasportate da un tir, conteneva 49 chili di cocaina e 307 chili di hashish. I Mossos d’Esquadra stimano che la rete abbia organizzato almeno quindici spedizioni lungo questa rotta transnazionale.

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