FOTO E NOMI. Clan dei Casalesi, estorsione e mafia: 41 anni di carcere per 4 condannati

758
Ernesto Corvino e Biagio Francescone
Ernesto Corvino e Biagio Francescone

CASAL DI PRINCIPE – È stato letto ieri pomeriggio al Tribunale di Napoli Nord il verdetto di primo grado del processo nato da una delle più recenti inchieste sul clan dei Casalesi, condotta dai carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Un’indagine che nel 2022 aveva portato all’esecuzione di 37 misure cautelari e che mirava a colpire le articolazioni economiche delle cosche Bidognetti e Schiavone.

La sentenza ha fatto registrare condanne pesanti. I fratelli Ernesto e Giovanni Corvino, entrambi di Casal di Principe, hanno incassato 12 anni di reclusione ciascuno. Biagio Francescone, di San Nicola la Strada, ha rimedia­to 9 anni e 4 mesi, mentre Gabriele Salvatore, di Giugliano, è stato condannato a 8 anni. Assoluzione piena, invece, per Angelo Zaccariello, Giuseppe Spada e Vincenzo Simonelli.

Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla Dda, i fratelli Corvino avrebbero fatto parte del clan Bidognetti come uomini d’affari, operando nel settore delle imprese funerarie. L’accusa di associazione mafiosa contestava loro il versamento mensile di somme di denaro a Vincenzo D’Angelo, poi divenuto collaboratore di giustizia, indicato come referente della famiglia del boss Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ’e mezzanotte.

A Vincenzo Simonelli, detto Papele, inizialmente era stato contestato il ruolo di raccoglitore dei proventi estorsivi per conto del clan, in particolare da Giosuè Fioretto, luogotenente della cosca Bidognetti, giudicato separatamente. Il Tribunale ha però ritenuto non sufficientemente provata la responsabilità, disponendone l’assoluzione.

Biagio Francescone è stato invece riconosciuto colpevole di estorsione, in concorso con altri soggetti le cui posizioni erano state definite con rito abbreviato. Secondo l’accusa avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra esponenti del clan dei Casalesi e imprenditori attivi nell’area industriale tra Teverola e Carinaro, facendo da cerniera tra le richieste del sodalizio e le vittime.

Per Gabriele Salvatore la condanna riguarda il reato di usura, ritenuto dimostrato nel corso del dibattimento.

Assolti, oltre a Simonelli, anche Angelo Zaccariello e Giuseppe Spada, per i quali la Dda aveva inizialmente ipotizzato condotte estorsive poi non riconosciute in sentenza.

Il processo ha visto impegnato un collegio difensivo composto dagli avvocati Tammaro Diana, Alfonso Quarto, Claudio Sgambato, Domenico Della Gatta, Domenico Cesaro, Ciro Della Torre e Umberto Costanzo. La sentenza di primo grado segna un nuovo capitolo giudiziario nell’inchiesta che ha cercato di ricostruire il ruolo delle cosche casalesi nei circuiti economici del territorio, ma il quadro resta destinato a evolversi con i futuri gradi di giudizio. Tutti gli imputati restano, come da legge, presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome