FOTO. Mafia sul litorale a Castel Volturno, in due a processo: la Dda accelera sull’inchiesta sui Bidognetti

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Umberto Meli ed Ermal Hasanaj

CASTEL VOLTURNO – C’è un’accelerazione netta nell’inchiesta sul litorale domizio, quella che ha riaperto uno squarcio sui traffici di droga, armi ed estorsioni riconducibili al clan dei Casalesi. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha infatti chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Umberto Meli ed Ermal Hasanaj, entrambi detenuti, ritenendo il quadro probatorio già maturo per saltare l’udienza preliminare e andare direttamente a processo. Il decreto è stato firmato dal gip Marco Discepolo del Tribunale di Napoli. Diversa, almeno per ora, la posizione degli altri indagati dell’inchiesta, tra cui l’imprenditore di Castel Volturno Antonio Fusco Lupin, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente ai domiciliari: nei loro confronti la Dda – con i pm Maurizio Giordano, Andrea Mancuso e Vincenzo Ranieri – non ha ancora avanzato richiesta di processo.

L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, è una costola del filone che negli ultimi anni ha colpito il gruppo Bidognetti dei Casalesi. Secondo l’accusa, Hasanaj – noto come ‘Francesco l’albanese’ – pur non essendo formalmente affiliato al clan, avrebbe garantito un contributo stabile e consapevole all’organizzazione: una percentuale fissa sui proventi dello spaccio di stupefacenti sul litorale domizio e la disponibilità a procurare armi da fuoco agli affiliati. In cambio, avrebbe gestito in regime di sostanziale monopolio, protetto dalla forza intimidatrice del clan, la distribuzione della droga nelle piazze di spaccio della zona, devolvendo parte degli incassi alla cosca.

A Meli e Hasanaj viene contestato anche il concorso in un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari della società Msr Mftaili. Secondo la ricostruzione, le vittime sarebbero state costrette a pagare 10mila euro – 5mila versati come acconto – con richieste motivate dalla necessità di “mantenere le famiglie dei carcerati”. Un’azione scandita da minacce esplicite, incontri forzati e dal richiamo diretto all’appartenenza al clan dei Casalesi. Hasanaj avrebbe messo a disposizione la propria abitazione per gli incontri estorsivi, mentre
Meli avrebbe accompagnato la vittima e rafforzato la pressione durante la richiesta di denaro. Con il giudizio immediato, la Dda punta ora a cristallizzare in aula un impianto accusatorio che intreccia droga, armi ed estorsioni, e che individua ancora una volta nel litorale domizio uno snodo centrale degli interessi criminali della camorra casertana. Meli e Hasanj, assistiti dall’avvocato Ferdinando Letizia, sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.

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