POLLENA TROCCHIA – Un pomeriggio apparentemente tranquillo in via Guindazzi, una delle tante strade che disegnano la periferia vesuviana. Il sole primaverile illumina la scena, ma nell’aria c’è una tensione che solo l’occhio esperto di un carabiniere può cogliere. E infatti, i militari della tenenza di Cercola, impegnati in un servizio di pattugliamento per la prevenzione dei reati predatori, notano una scena sospetta. A pochi metri da loro, due uomini si muovono con fare circospetto attorno a una Fiat 500X parcheggiata a bordo strada. Non sono i proprietari, è evidente dalla loro agitazione.
La divisione dei compiti è chiara, quasi da manuale del crimine 2.0. Uno dei due, il più giovane, stringe tra le mani una piccola centralina elettronica, uno di quegli strumenti capaci di dialogare con i sistemi di sicurezza del veicolo, bypassandoli. L’altro, più grande, è il braccio operativo: afferra la maniglia dello sportello e inizia a tirare, con un’impazienza crescente che tradisce il timore di essere scoperti. Passano pochi istanti, la tecnologia fa il suo dovere. Un “clack” sordo, quasi impercettibile, e la portiera si apre. Per i due ladri è un momento di trionfo. In un attimo sono a bordo, pronti a mettere in moto e a svanire con la loro refurtiva.
Ma il loro successo è effimero, destinato a durare un battito di ciglia. Proprio mentre il motore si accende, la gazzella dei Carabinieri si palesa, sbarrando loro ogni illusione di fuga. Istintivamente, il conducente ingrana la marcia e preme sull’acceleratore. L’auto scatta in avanti, le gomme stridono sull’asfalto. Inizia quello che nelle loro intenzioni doveva essere un inseguimento ad alta velocità, una fuga disperata tra le vie del paese. Ma c’è un piccolo, insormontabile particolare che non avevano considerato.
Alla prima curva, il dramma si trasforma in farsa. Il pilota tenta di sterzare, ma il volante non risponde. È rigido, bloccato, immobile. L’auto può procedere solo in una direzione: dritto. Nascosto nella scatola dello sterzo, un solido e affidabile antifurto meccanico, un baluardo della vecchia scuola contro le più sofisticate tecniche di effrazione, ha fatto il suo dovere. L’inseguimento, se così si può definire, diventa una surreale processione. La 500X che avanza inesorabilmente dritta, incapace di svoltare, e la pattuglia dei carabinieri che la segue a distanza di sicurezza, senza nemmeno il bisogno di forzare l’andatura.
La corsa senza meta dura appena 500 metri. Giunti a un punto in cui non possono più proseguire, i due malviventi non possono far altro che fermare il veicolo. Con le mani alzate e un’espressione di amara rassegnazione, si arrendono mestamente ai militari che, nel frattempo, li hanno raggiunti.
Portati in caserma, i due sono stati identificati. Si tratta di Carmine Liberati, 19 anni, e Antonio Pignetti, 26 anni, entrambi residenti nel vicino quartiere di Ponticelli. I loro nomi non sono nuovi negli archivi delle forze dell’ordine; entrambi vantano infatti diversi precedenti specifici per reati contro il patrimonio, in particolare furti d’auto. La tecnologia li aveva illusi, ma la solida meccanica li ha traditi. Arrestati con le accuse di tentato furto aggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale, sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa del giudizio che deciderà il loro destino.


















