GRAGNANO – Una maschera da adulto indossata troppo presto, un’arma in tasca per colmare il vuoto di un’età fragile. Una notte come tante, quella di ieri a Gragnano, si è tinta di preoccupazione quando i Carabinieri della locale stazione, durante un ordinario servizio di controllo del territorio, hanno fermato un gruppo di adolescenti. Tra risate e sguardi sfuggenti, uno di loro ha attirato l’attenzione dei militari. Aveva un’andatura spavalda, una giacca forse troppo larga per le sue spalle ancora esili, e un atteggiamento che tradiva il disperato tentativo di apparire più grande dei suoi quindici anni appena compiuti.
Quella spavalderia, costruita con cura per impressionare gli amici e forse sé stesso, ha iniziato a scricchiolare sotto il peso delle domande dei militari. La professionalità e l’esperienza degli uomini dell’Arma hanno permesso loro di vedere oltre la facciata, percependo un nervosismo crescente. È bastata una richiesta di controllo più approfondita per far crollare il castello di carte. Nascosto nella tasca interna del giubbino, è spuntato un coltello a farfalla, un “balisong”, con una lama affilata lunga ben 12 centimetri. Un oggetto che non è un giocattolo, ma un’arma a tutti gli effetti, la cui sola presenza in quel contesto ha fatto calare un silenzio gelido sul gruppo di ragazzi.
Messo di fronte all’evidenza, il quindicenne ha tentato un’ultima, debole difesa, una scusa sussurrata che sapeva più di confessione che di giustificazione: “L’ho dimenticato nel giubbino, di solito non lo porto”. Parole che hanno rivelato tutta la sua immaturità, il peso di un gesto compiuto per inseguire un pericoloso ideale di grandezza. La maschera da duro si è sciolta, lasciando il posto al volto spaventato di un ragazzino che si è improvvisamente reso conto della gravità della sua azione. La realtà ha presentato il conto, e lo ha fatto in modo severo.
Accompagnato in caserma, il giovane è stato formalmente denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica per i Minorenni di Napoli. L’accusa è quella di porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere. Il coltello, ovviamente, è stato posto sotto sequestro. Ma la conseguenza più dura, forse, non è stata quella legale. È arrivata con la telefonata ai genitori. I loro volti, quando sono giunti in caserma per riprendere in custodia il figlio, erano una maschera di delusione e profondo rammarico. Lo sguardo basso del ragazzo, di fronte a quello dei suoi genitori, raccontava una storia di fiducia tradita e di una lezione imparata nel modo più amaro.
L’episodio di Gragnano si inserisce in un quadro sociale allarmante, che vede sempre più giovani cercare nel possesso di un’arma un surrogato di autostima, uno status symbol per sentirsi rispettati o temuti. Un campanello d’allarme che non riguarda solo le forze dell’ordine, ma interpella l’intera comunità, dalle famiglie alle scuole, sul bisogno di intercettare questo disagio prima che si trasformi in tragedia. Per il quindicenne di Gragnano, la notte si è conclusa con un ritorno a casa, ma con la consapevolezza che il percorso per “sentirsi grande” non passa attraverso la lama di un coltello, ma attraverso la responsabilità delle proprie azioni.





















