DAVOS – Tensione alle stelle tra le due sponde dell’Atlantico. Il presidente Usa Donald Trump non arretra di un centimetro e attacca senza filtri gli alleati – almeno ancora sulla carta – del vecchio Continente. La vittima prediletta è il presidente francese Emmanuel Macron, che ha rifiutato l’invito del tycoon di entrare nel Board per la pace per Gaza. Da qui la minaccia del leader Usa di imporre dazi del “200% su vini e champagne” e il commento: “Nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”. Corredato dallo sgarbo di pubblicare il messaggio privato di Whatsapp in cui Macron faceva una serie di considerazioni di politica estera e diceva di non comprendere le mosse di Trump sulla
Groenlandia. Oltre alla proposta – caduta nel vuoto – di organizzare per giovedì pomeriggio a Parigi un vertice G7, guidato quest’anno dalla Francia, con incontri a margine di rappresentanti russi, ucraini e danesi. Non le manda a dire il capo dell’Eliseo, che non intende piegarsi ai diktat americani.
“Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove il diritto internazionale viene calpestato”, e “riemergono ambizioni imperiali”, ha detto nel suo intervento al forum di Davos. “Preferiamo il rispetto ai bulli e lo Stato di diritto alla brutalità”, ha aggiunto senza girarci intorno. Per Macron, che ha ironizzato an- che sul record di oltre 60 guerre nel 2024, alludendo alle ripetute volte in cui il presidente Usa si è ventato di
avere risolto tanti conflitti, l’Unione europea “non dovrebbe esitare” a ricorrere al meccanismo anti-coercizione di fronte alle minacce di dazi Usa in relazione alla Groenlandia. Domani sera i leader Ue dovranno prendere una decisione al vertice straordinario a Bruxelles, su come risolvere la questione Groenlandia ma soprattutto su come rispondere alle continue e imprevedibili minacce del leader americano.
“La nostra risposta sarà risoluta, unita e proporzionata”, promette la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, parlando a Davos, definendo “i dazi aggiuntivi proposti” da Trump “un errore, soprattutto tra alleati di lunga data”. “Consideriamo il popolo degli Stati Uniti
non solo nostri alleati, ma nostri amici. E farci precipitare in una pericolosa spirale discendente non farebbe altro che favorire proprio
quegli avversari che entrambi siamo così determinati a tenere fuori dal nostro panorama strategico”, rimarca. Parla di shock geopolitico la leader europea, paragonando alla rottura di Nixon e al crollo del sistema di Bretton Woods del 1971. Tali shock siano “opportunità per costruire l’indipendenza dell’Europa”, è il messaggio chiave del suo discorso. Oggi la presidente, dopo aver parlato alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, tornerà a Davos con la speranza di incontrare il capo della Casa Bianca. La situazione è critica.
I danesi hanno disertato il Forum economico e tutti gli occhi sono puntati sulla presenza. La prima ministra Mette Frederiksen ha avvertito a Copenaghen che “il peggio potrebbe ancora essere davanti a noi”. E anche il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha detto di prendere molto sul serio la situazione. L’Europarlamento, intanto, ha deciso di fermare sine die l’approvazione dell’accordo sui
dazi stretto con gli Usa a fine luglio. I gruppi politici della maggioranza ritengono che non ci siano le condizioni per andare avanti. “Questa è una risposta risoluta. È lo strumento più potente che abbiamo in questo momento nelle nostre mani”, afferma il presidente del Partito popolare europeo, Manfred Weber. Secondo alcuni media, anche la Germania starebbe abbandonando la linea morbida e valutando l’attivazione dello strumento anti-coercizione dell’Ue. Ma prima di andare allo scontro, la priorità resta ancora il dialogo, anche se la misura è quasi colma. Occhi puntati su Davos oggi.




















