
BRUXELLES (Fabio Fantozzi) – La parola d’ordine è allerta. La crisi iraniana preoccupa il continente europeo: la tensione è alta anche se, per il momento, non si registrano Sos né segnali di rischi imminenti per la sicurezza interna. A Bruxelles i ministri dell’Interno dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono confrontati per prevenire eventuali minacce, mettendo in guardia dalla possibile presenza di cellule dormienti sparse nel continente.
Anche sul fronte migratorio, al momento non si registrano flussi provenienti dall’Iran o dalle regioni circostanti, come il Libano, lungo la rotta che in passato aveva creato un’emergenza soprattutto a Cipro. Proprio sull’isola all’estremità orientale del Mediterraneo, dopo il lancio di alcuni droni iraniani verso la base britannica di Akrotiri, l’allerta resta massima. Le autorità di Nicosia, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, hanno deciso di annullare per tutto il mese di marzo tutti gli incontri informali, ministeriali e non, previsti in presenza.
Nel frattempo gli alleati europei hanno attivato una sorta di scudo per l’isola, che non fa parte della Nato a causa della divisione territoriale con Cipro Nord, sostenuta dalla Turchia, e del possibile veto di Ankara. A prendere l’iniziativa è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che ha parlato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il premier greco Kyriakos Mitsotakis per coordinare lo spiegamento di risorse militari a Cipro. In uno spirito di solidarietà europea, i tre leader hanno concordato di coordinare l’impiego di risorse militari sull’isola e nel Mediterraneo orientale, collaborando anche per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso.
Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato l’invio di rinforzi nell’area. Il Regno Unito ha disposto l’arrivo di elicotteri Wildcat dotati di capacità anti-drone e del cacciatorpediniere della Royal Navy HMS Dragon, ribadendo inoltre di aver consentito agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche sull’isola per condurre operazioni difensive.
Nel quartier generale della Nato si è riunito anche il Consiglio Atlantico, che ha espresso solidarietà alla Turchia, unico Paese dell’Alleanza nella regione, dopo che un drone iraniano ha colpito il suo territorio. Non si è parlato di attivare la difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del trattato, ma l’attenzione dell’Alleanza resta molto alta.
Nel corso della giornata si sono riuniti in videoconferenza anche i 27 ministri degli Esteri dell’Unione europea, sebbene l’incontro sia passato in secondo piano a causa delle divergenze sull’operazione militare avviata dal presidente statunitense Donald Trump. Da un lato c’è la posizione critica della Spagna di Pedro Sánchez, che ha apertamente sfidato il presidente americano negando la collaborazione e ricevendo la solidarietà di Macron e di Starmer; dall’altro lato ci sono quei leader che, pur denunciando il mancato rispetto del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti, preferiscono non alzare i toni contro l’alleato transatlantico nella speranza che la crisi possa rientrare rapidamente.
La sensazione, tra le capitali europee, è che nessuno sappia davvero quale direzione prenderà la situazione. Ieri i 27 hanno incontrato anche i sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein. Dall’incontro è emersa una condanna condivisa per gli attacchi attribuiti a Teheran nella regione, insieme all’impegno per l’evacuazione dei cittadini europei e per garantire la sicurezza del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso.
«L’Iran sta esportando la guerra, cercando di estenderla al maggior numero possibile di Paesi per seminare il caos. Noi chiediamo stabilità», ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, sottolineando tuttavia la necessità di mantenere aperta la via diplomatica. «Le guerre finiscono davvero con la diplomazia e deve esserci spazio per la diplomazia anche in questo caso, per uscire da questo ciclo di escalation».


















