CASAL DI PRINCIPE – Dodici anni di reclusione per Alessandro Mezzero e dieci anni per Giovanni Diana: sono le pene richieste dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti dei due imputati a processo davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. A portarli a giudizio è stata l’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta su Antonio Mezzero, boss del clan dei Casalesi, accusato di essersi riorganizzato nel contesto mafioso subito dopo il ritorno in libertà, avvenuto – nel 2022 – dopo aver scontato circa 25 anni di carcere.
Nel monitoraggio delle attività del padrino, originario di Brezza e trasferitosi a Santa Maria Capua Vetere, sarebbe emersa l’operatività di Alessandro Mezzero, residente a San Prisco, nipote del boss, e di Giovanni Diana, originario di Casal di Principe, cognato di Salvatore Nobis detto Scintilla (uomo di fiducia del capoclan di Casapesenna Michele Zagaria).
Alessandro Mezzero, difeso dagli avvocati Alberto Martucci e Angelo Raucci, risponde del reato di associazione mafiosa. Secondo l’accusa avrebbe collaborato stabilmente con lo zio Antonio, rappresentandolo in incontri con altri soggetti criminali, partecipando alla definizione delle strategie del gruppo e avvicinando potenziali vittime di richieste estorsive. La stessa imputazione è contestata a Giovanni Diana, assistito dagli avvocati Paolo Caterino e Carmine Irace, indicato dagli inquirenti come referente del clan dei Casalesi per la zona di Sant’Andrea del Pizzone. A Diana viene inoltre contestato, in concorso con altri, un tentativo di estorsione legato alla compravendita di un capannone nell’area di Francolise. Ad Alessandro Mezzero viene invece attribuito pure un tentativo di estorsione finalizzato a favorire l’ingresso dello zio Antonio nella gestione di un autolavaggio a Curti, battendo la concorrenza di alcuni imprenditori di Marcianise ai quali il titolare aveva inizialmente promesso l’affidamento. Un’ulteriore contestazione riguarda una tentata estorsione ai danni di un imprenditore originario di Villa Literno impegnato nella ristrutturazione di abitazioni a San Prisco.
Il processo proseguirà tra due settimane, quando è attesa la sentenza. A differenza di altri imputati coinvolti nel procedimento, destinatari di decreto di giudizio immediato, Alessandro Mezzero e Giovanni Diana hanno scelto il rito abbreviato, ottenendo la forma condizionata con l’audizione di alcune persone offese indicate dalla Dda. Per coloro che avevano optato per il rito abbreviato secco è già arrivata la sentenza di primo grado (tra loro ci sono il boss Antonio Mezzero, condannato a 14 anni per associazione mafiosa, e Carlo Bianco, condannato a 5 anni per estorsione) Restano a dibattimento Giuseppe Diana, 80 anni, di San Cipriano d’Aversa, difeso dagli avvocati Claudio Sgambato e Dario Di Nardo, e Vincenzo Addario, 60enne di Giugliano, assistito dall’avvocato Angelo Santoro. Entrambi rispondono di estorsione. Tutti sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.
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