CASAL DI PRINCIPE – Un sistema di mutuo soccorso tra affiliati, capace di garantire sostegno economico e presenza anche nelle fasi di maggiore difficolt: è uno dei meccanismi che storicamente ha tenuto in piedi il clan dei Casalesi. Ed è proprio la riattivazione, seppur su scala ridotta, di questa rete di aiuti che le recenti indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli stanno riportando alla luce, delineando un quadro di ripresa delle relazioni interne all’organizzazione.
Secondo gli inquirenti, i momenti di maggiore crisi del clan hanno coinciso in passato con l’interruzione dei flussi di supporto verso gli affiliati detenuti. Oggi, invece, intercettazioni e servizi di osservazione mostrano come questo schema stia tornando a funzionare: chi è in libertà si muove per garantire assistenza a chi è in carcere, arginando il rischio di collaborazioni con la giustizia e mantenendo saldi i legami interni.
In questo contesto si inserisce l’indagine che ha portato all’arresto di Giovanni Di Gaetano, figura storica della criminalità organizzata casertana, attiva soprattutto nell’Agro caleno, accusato di estorsione. I carabinieri, coordinati dalla Dda, hanno monitorato una serie di suoi spostamenti e incontri ritenuti significativi dal punto di vista investigativo. Tra questi, le visite presso l’abitazione di Antonio Mezzero, boss di Brezza legato al gruppo Schiavone.
Mezzero, scarcerato nel 2022 e trasferitosi a Santa Maria Capua Vetere, era stato nuovamente arrestato nel 2024. Nonostante ciò, nell’aprile successivo Di Gaetano viene intercettato mentre si reca a casa sua: arriva in auto con altri due soggetti, si trattiene per pochi minuti e, una volta risalito a bordo, racconta di aver parlato con Carla Palazzo, moglie di Mezzero, dalla quale avrebbe appreso notizie sulle condizioni di salute e sulla detenzione del boss. Nella stessa conversazione, Di Gaetano annuncia l’intenzione di tornare il giorno seguente per portare mozzarella e paste, un gesto che gli investigatori leggono come segnale di sostegno concreto.
Ulteriori accessi vengono documentati il 23 maggio e il 9 giugno, sempre nello stesso luogo. Ma è una conversazione intercettata il 17 settembre, nell’abitazione di Di Gaetano a Pastorano, a richiamare in modo particolare l’attenzione della Procura. In quel dialogo si parla di una somma di denaro da suddividere, della cui provenienza non è ancora chiara la natura. Dalla ripartizione emerge però la destinazione di 1.500 euro a ‘Tonino’ Mezzero, circostanza che per gli inquirenti potrebbe rientrare proprio nella logica del mutuo soccorso interno al clan, considerando che in quella fase Mezzero era detenuto mentre Di Gaetano era libero.
Sarà ora compito della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, approfondire l’origine di quelle somme e verificare se i trasferimenti economici e le visite documentate costituiscano tasselli di un più ampio meccanismo di sostegno mafioso riattivato. Un sistema che, secondo l’accusa, non avrebbe più la forza economica del passato, ma che risulterebbe comunque in grado di garantire continuità, controllo del territorio e coesione interna all’organizzazione criminale. Un meccanismo che sarà probabilmente letto dagli investigatori anche alla luce delle recenti scarcerazioni, come quella del sanciprianese Romolo Del Villano o quella, avvenuta in precedenza, di Elio Diana. Quest’ultimo, oggi sottoposto a sorveglianza speciale, era già emerso nell’indagine che ha portato in carcere Antonio Mezzero. Il boss di Brezza, durante un precedente periodo di libertà, avrebbe avuto contatti proprio con Diana, indicato dagli investigatori come esponente di rilievo del gruppo Schiavone.
L’auspicio è che sia Del Villano sia Diana abbiano definitivamente lasciato alle spalle i loro trascorsi mafiosi e intrapreso un percorso diverso. Qualora così non fosse, la Procura ha già dimostrato, nelle più recenti indagini, di saper intercettare tempestivamente eventuali nuove condotte criminali e di intervenire per stroncarle sul nascere.
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