POMPEI – Una svolta decisiva nelle indagini sul devastante incendio che, nell’agosto dello scorso anno, mise in ginocchio un’intera area industriale della città mariana. Alle prime luci dell’alba di oggi, gli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Pompei hanno stretto le manette ai polsi di un uomo, ritenuto il presunto autore del rogo che per giorni tenne con il fiato sospeso la comunità locale. L’operazione è scattata in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, che ha pienamente accolto la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica oplontina al termine di una complessa e articolata attività investigativa.
I fatti contestati risalgono al 6 agosto 2025. In quella torrida giornata estiva, un inferno di fumo e fiamme si scatenò in un’area di circa 3640 metri quadrati nel comune di Pompei. Le fiamme, alimentate dal vento e dal materiale altamente infiammabile, avvolsero e distrussero ben 13 capannoni. All’interno, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano stoccate ingenti quantità di scarti di lavorazione tessile. Un dettaglio, quest’ultimo, di fondamentale importanza investigativa: quel materiale, infatti, non era semplicemente un rifiuto, ma era già stato sottoposto a sequestro giudiziario. Un elemento che fin da subito ha indirizzato le indagini verso la pista dolosa, ipotizzando che qualcuno avesse un interesse specifico a far sparire per sempre quelle prove.
L’incendio fu di proporzioni apocalittiche. Una densa colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, si levò nel cielo, rendendo l’aria irrespirabile e generando forte preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali e sanitarie. Le operazioni di spegnimento si rivelarono da subito estremamente complesse. Le temperature proibitive generate dal rogo impedivano ai Vigili del Fuoco un avvicinamento sicuro al cuore dell’incendio. Fu necessaria una mobilitazione massiccia, con una pluralità di squadre provenienti da diversi comandi che lavorarono senza sosta, giorno e notte. La battaglia contro il fuoco durò otto interminabili giorni, e solo il 14 agosto le fiamme poterono essere dichiarate definitivamente domate.
Subito dopo il primo intervento, sotto il coordinamento della Procura di Torre Annunziata, è partita una meticolosa attività d’indagine. Gli investigatori del Commissariato di Pompei hanno passato al setaccio ore e ore di registrazioni provenienti da diversi sistemi di videosorveglianza, pubblici e privati, presenti nella zona. Un lavoro certosino di analisi dei fotogrammi, incrociando orari, movimenti sospetti e vie di fuga. Parallelamente, è stata avviata un’articolata attività tecnica di monitoraggio, che ha permesso di stringere il cerchio attorno al sospettato. Tessera dopo tessera, gli inquirenti hanno ricostruito il puzzle, raccogliendo quelli che la Procura ha definito “gravi indizi di colpevolezza” a carico dell’indagato, sufficienti a giustificare la richiesta e l’emissione della più grave misura cautelare.
Questa mattina, l’epilogo. L’uomo, le cui generalità non sono state rese note, è stato prelevato dalla sua abitazione e condotto presso gli uffici del Commissariato. Al termine delle formalità di rito, è stato trasferito e associato alla Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” di Napoli Poggioreale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le indagini, tuttavia, non si fermano qui: gli inquirenti lavorano ora per chiarire il movente, che sembra legato alla volontà di distruggere il materiale sotto sequestro, e per accertare l’eventuale presenza di complici o mandanti.





















