Inchiesta sulla rete politica di Pellegrino: spuntano incontri con Polverino e Bosco

Ricostruiti dai carabinieri di Casal di Principe i faccia a faccia tra Pellegrino, cognato di Filippo Capaldo, e i colletti bianchi (non indagati)

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Pellegrino Polverino e Bosco
Vincenzo Pellegrino, coinvolto nell’indagine sugli Zagaria, e i politici Angelo Polverino e Luigi Bosco, entrambi estranei all’inchiesta sulla cosca di Casapesenna

CASAPESENNA – Un sistema di relazioni, contatti e presunti canali preferenziali con il mondo della politica e delle amministrazioni locali. È questo il quadro che emerge dagli atti dell’indagine sul clan Zagaria che ha coinvolto anche Vincenzo Pellegrino, imprenditore originario di Villa di Briano e cognato di Filippo Capaldo, nipote e delfino del boss ergastolano Capastorta.

Per gli investigatori, Pellegrino avrebbe mostrato nel tempo una particolare capacità di penetrare negli ambienti istituzionali, soprattutto negli enti locali, costruendo canali preferenziali per agevolare ditte a lui vicine o collegate nell’aggiudicazione di appalti e affidamenti, assicurandosi – ipotizza l’accusa – profitti anche nel settore dell’edilizia pubblica.

Un’attività che si sarebbe sviluppata soprattutto in Campania, favorita – sostengono gli investigatori – pure dalla parentela con la famiglia Zagaria e da pregresse vicende giudiziarie, tra cui l’inchiesta Medea del 2015, in cui il suo nome (è stato assolto con sentenza definitiva) compare accanto a quello di politici e imprenditori ritenuti vicini proprio alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

L’incontro al Centro direzionale

Medea è il passato. La nuova indagine si concentra, invece, sui più recenti rapporti di Pellegrino. Uno dei passaggi ritenuti più significativi in questa porzione di inchiesta, condotta dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, risale al 9 agosto 2023.
I militari registrano un incontro al Centro Direzionale di Napoli tra Pellegrino, un imprenditore nel settore dei dispositivi medicali e un amministratore delegato di una società di Benevento attiva nello smaltimento dei rifiuti.

Nel corso del dialogo i tre affrontano questioni politiche e appalti. L’amministratore della ditta rifiuti richiama il proprio passato accanto all’ex senatore Tommaso Barbato, spiegando di essere stato il suo “primo segretario” quando Barbato era parlamentare nell’area Udeur di Clemente Mastella. Barbato era già comparso nell’inchiesta Medea insieme allo stesso Pellegrino ed è stato assolto dall’accusa di concorso esterno al clan dei Casalesi.

Ma il cuore della conversazione, secondo gli atti, è un altro: la supposta disponibilità di Pellegrino a sostenere futuri assetti politici (in vista delle europee del 2024) e, parallelamente, l’ipotesi di costruire un sistema di scambio fondato sull’inserimento delle imprese casertane nel circuito degli appalti del Napoletano e viceversa.

In questo passaggio l’ad della società beneventana parla apertamente di “referenti”, di settori già catalogati e della necessità di “spostare” uomini e imprese per non restare sempre sugli stessi nomi e non destare sospetti.
Gli investigatori valorizzano anche un altro dato: l’ad della ditta sannita riconosce in Pellegrino un interlocutore influente, parlando di lui come parte di “un gruppo”.

Nel dialogo emergono poi riferimenti a vicende politiche del passato. Pellegrino richiama la stagione processuale legata a Barbato e sostiene di essere stato tra gli artefici che avvicinarono Angelo Polverino, ex consigliere regionale del Pdl e ora nella Lega, e Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia e oggi in carcere per concorso esterno al clan dei Casalesi. Si spinge poi ad attribuire a quel circuito una capacità di influenza sulle scelte amministrative.

La chiacchierata a Baia Domizia

Un secondo incontro viene registrato il 12 agosto 2023 a Baia Domizia, questa volta direttamente con Angelo Polverino. Il colloquio è stato registrato. Polverino, casertano, non è coinvolto nell’indagine sul clan Zagaria e il mero incontro tracciato dai carabinieri non rappresenta un episodio delittuoso, ma viene riportato dalla polizia giudiziaria per evidenziare la (presunta) capacità di Pellegrino di inserirsi negli ambienti politici.

Polverino fu coinvolto nell’indagine Medea con accuse di corruzione elettorale e, prima ancora, nell’inchiesta Croce Nera sui tentacoli del clan Zagaria sull’ospedale di Caserta: in entrambi i procedimenti è stato assolto..

La riunione in hotel

Il 18 settembre 2023 un servizio di osservazione documenta un’altra riunione all’Holiday Inn del Centro Direzionale di Napoli. Attorno al tavolo siedono ancora Pellegrino, i due interlocutori legati alle ditte attive nell’igiene urbana e nei dispositivi medicali – già visti il 9 agosto – e Luigi Bosco, attuale leader regionale di Azione, ex consigliere regionale e assessore al Comune di Caserta.

Bosco non è coinvolto nell’indagine sugli Zagaria, ma lo è in un’altra, condotta sempre dalla Dda di Napoli per concorso esterno al clan e turbativa d’asta, in relazione a un ipotizzato giro di ditte riconducibili a Nicola Ferraro (ritenuto legato al clan Schiavone) attive nel settore dei rifiuti e nella sanificazione delle strutture sanitarie pubbliche. Il gip ha respinto la richiesta di misure cautelari rispetto a tali accuse, e la Procura ha presentato appello al Riesame.

In questo caso (dell’incontro in hotel) non ci sono intercettazioni del contenuto, ma la presenza dei partecipanti è annotata dai carabinieri grazie a un servizio di osservazione. Come detto, Bosco non è coinvolto nell’indagine sugli Zagaria, ma per gli investigatori l’incontro confermerebbe la densità dei contatti politici di Pellegrino.

La visita a Giugliano

Il giorno successivo, 19 settembre 2023, Pellegrino incontra a Giugliano due soggetti non identificati totalmente dai carabinieri. Il confronto riguarda un appalto per i lavori del campo sportivo di Sant’Antonio Abate, finanziato con oltre 3,3 milioni di euro. Dagli atti emerge che a Pellegrino viene suggerito di iscriversi come “ditta di fiducia” sul sito del Comune, offerto un contatto diretto per seguire l’iter e chiesto di inviare privatamente la documentazione. I presenti parlano anche di altri lavori – strade, fogne e interventi vari – e della possibilità di allargare il giro d’affari fino a decine di milioni di euro. Il tono, annotano i militari, diventa sempre più confidenziale, con richiami alla necessità di muoversi “in silenzio”, evitare “i fari addosso” e fare attenzione a telefoni e auto. In un passaggio, Pellegrino – ricostruiscono i militari – collega la gestione dei lavori al sostegno politico. L’ipotesi di un affidamento legato all’appalto di Sant’Antonio Abate, però, chiariscono gli investigatori, non avrebbe avuto riscontri concreti.

L’indagine sugli Zagaria

Questo spaccato sulle relazioni politiche di Pellegrino è inserito nell’inchiesta – coordinata dai pm Andrea Mancuso e Maurizio Giordano -e condotta dai carabinieri di Casale, di Caserta e del Ros di Napoli – che ha portato all’emissione di 23 misure cautelari e coinvolto complessivamente 43 persone. Tra loro c’è, indagato a piede libero, proprio Vincenzo Pellegrino, accusato di impiego di denaro di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di beni in relazione a un affare immobiliare a Dubai condotto per conto di Filippo Capaldo. Nessuno degli incontri con politici e imprenditori da parte di Pellegrino è oggetto di contestazione.

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