Iran, morti il segretario del Consiglio di sicurezza Larijani e il comandante delle forze paramilitari Soleimani

129
Ali Larijani (foto LaPresse)
Ali Larijani (foto LaPresse)

TEHERAN – Dopo la morte di Ali Khamenei, Israele rivendica anche l’uccisione di Ali Larijani, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano e considerato da molti analisti il vero leader de facto del Paese. La notizia non è stata confermata da Teheran, ma secondo fonti israeliane Larijani sarebbe rimasto ucciso in un raid mirato insieme al figlio e al suo braccio destro. Lo Stato ebraico ha inoltre annunciato l’uccisione di Gholamreza Soleimani, comandante delle forze paramilitari Basij, notizia questa confermata dai Pasdaran. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato di un colpo inferto ai membri dell’“asse del male”, mentre il premier Benjamin Netanyahu ha definito la morte di Larijani un passaggio chiave per offrire alla popolazione iraniana l’opportunità di rovesciare il regime.

Secondo quanto riportato dal The Washington Post, che cita un cablogramma dell’ambasciata americana a Gerusalemme, Israele sarebbe consapevole che un eventuale tentativo di rivolta interna potrebbe trasformarsi in un massacro per i civili. Resta invece incerta la sorte di Mojtaba Khamenei, dato per ferito ma su cui le autorità iraniane mantengono il massimo riserbo. L’ambasciatore iraniano a Mosca ha smentito che si trovi in Russia per cure mediche.

Sul fronte americano, Donald Trump continua a mostrarsi ottimista, sostenendo che il conflitto potrebbe concludersi “entro due settimane”. Il presidente ha anche criticato i Paesi della NATO che non hanno preso parte alle operazioni nello Stretto di Hormuz, ribadendo la superiorità militare degli Stati Uniti. Intanto Washington ha fatto partire da Singapore verso il Medio Oriente la nave anfibia d’assalto USS Tripoli con oltre duemila marines a bordo, mentre gli Emirati Arabi Uniti valutano la partecipazione a un’iniziativa internazionale a guida americana per garantire la sicurezza dello stretto.

Trump ha però dovuto incassare le dimissioni di Joe Kent, direttore del Centro nazionale antiterrorismo, che ha lasciato l’incarico per protesta contro l’attacco all’Iran, sostenendo che il Paese non rappresentasse una minaccia imminente. Nel frattempo la diplomazia internazionale tenta di ridurre le tensioni almeno sul fronte libanese, mentre Israele continua a colpire le postazioni di Hezbollah e anche Beirut. L’ex ministro ed ex negoziatore Ron Dermer è stato richiamato per guidare i negoziati con il governo libanese e ha parlato di primi progressi, sottolineando però che qualsiasi accordo dovrà prevedere il disarmo di Hezbollah, condizione ritenuta imprescindibile per la sicurezza di Israele.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome