La Isvec cassaforte della cosca: i guadagni illeciti reinvestiti nella ditta di rifiuti

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Ivano Balestriere
Ivano Balestriere

CASAPESENNA – Il cuore degli affari del clan batteva anche nel settore dei rifiuti. È lì, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che la fazione Zagaria avrebbe reinvestito parte dei proventi illeciti, utilizzando, sostiene la Dda, la società Isvec come strumento per infiltrarsi nell’economia legale e negli appalti pubblici. Tra i temi cardine dell’indagine che ha colpito il gruppo di ‘Capastorta’ c’è il flusso di denaro proveniente dalle casse della cosca e reimpiegato nell’azienda attiva nella gestione dei rifiuti solidi urbani, comparto da sempre strategico per l’organizzazione.

Parliamo, secondo gli atti, di almeno 200mila euro iniziali, poi incrementati con ulteriori versamenti per centinaia di migliaia di euro, somme riconducibili, a vario titolo, a Filippo Capaldo e veicolate attraverso Alfonso Ottimo, imprenditore di Frignano, fino all’amministratore formale della società, Ivano Balestriere, uomo d’affari originario di Ischia. Un sistema che, secondo l’accusa, consentiva di ripulire denaro di provenienza illecita e, allo stesso tempo, generare nuovi utili, profitti che sarebbero stati poi incassati in forma non tracciata e reimpiegati in ulteriori attività economiche, anche all’estero.

È il caso delle iniziative imprenditoriali avviate a Tenerife, tra bar e ristorazione, dove si sarebbe trasferito il nucleo familiare dei Capaldo e da cui veniva garantito anche il sostegno economico alle famiglie legate al clan. La Isvec, quindi, non solo come società operativa, ma come vero snodo finanziario: un veicolo attraverso cui il gruppo avrebbe consolidato la propria presenza nel settore dei rifiuti e, al tempo stesso, rafforzato la propria capacità di penetrazione nel tessuto economico legale.

In questo quadro emerge anche il ruolo del casertano Franco Lombardi, indicato come presunto partecipe dell’associazione mafiosa e figura di raccordo operativo. Secondo gli inquirenti, non solo trasmetteva messaggi tra gli affiliati e organizzava incontri per conto di Capaldo, ma avrebbe svolto un ruolo diretto nella gestione della società, agendo come amministratore di fatto della Isvec nell’interesse del gruppo. Un sistema articolato, fatto di relazioni, denaro e imprese, che, a detta della Procura, conferma ancora una volta la capacità del clan Zagaria di muoversi su un doppio binario: controllo del territorio e investimenti nell’economia legale, con il settore dei rifiuti come uno dei principali canali di penetrazione.

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