La Procura insiste: chiesto l’arresto di Giorgio Magliocca

Dopo il no del gip ha presentato appello. L’ex sindaco di Pignataro e presidente della Provincia è accusato di corruzione: avrebbe fatto assegnare lavori a ditte pronte a sponsorizzare una squadra di calcio

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L'ex presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca
Giorgio Magliocca

CASERTA – Così come per Giovanni Zannini, la Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto l’arresto cautelare anche per Giorgio Magliocca. Quelle che hanno travolto i due politici negli ultimi anni sono indagini diverse, che traggono origine da episodi tra loro slegati ma, allo stesso tempo, presentano numerose tangenze (alcune già emerse, altre probabilmente destinate a venire alla luce nei prossimi mesi).

Se per il consigliere regionale, oggi in Forza Italia, il Tribunale ha deciso di disporre l’interrogatorio preventivo – fissato per il 4 febbraio – mostrandosi pronto a valutare se sussistano gli estremi per un’ordinanza restrittiva, per Magliocca la decisione è stata diversa. Il giudice, preso atto delle sue dimissioni dai ruoli esecutivi – da sindaco di Pignataro Maggiore e soprattutto da presidente della Provincia di Caserta – ha ritenuto che non vi fossero più elementi tali da giustificare l’arresto

Una scelta, quella presa da Magliocca – di lasciare ogni tipo di incarico -, datata novembre 2024, che ha certamente inciso nel non far avviare l’iter di valutazione per una misura cautelare. Resta però da comprendere se, nel rigetto del gip, abbia pesato anche altro (magari la valutazione del quadro probatorio): un aspetto che sicuramente emergerà nei prossimi giorni.

Il no all’arresto è una decisione che, in ogni caso, non ha convinto la Procura, guidata da Pierpaolo Bruni, che ha presentato ricorso chiedendo al Tribunale di Napoli, in funzione di giudice d’appello, di rivalutare la possibilità della misura cautelare. Non solo Magliocca.

L’accusa, con il pm Giacomo Urbano, ha chiesto la misura cautelare anche per altre tre persone coinvolte nella stessa inchiesta che ruota attorno all’ex presidente della Provincia: si tratta di Cosimo Rosato, 58enne di Marcianise, Alfonso Valente, 56enne, anche lui marcianisano e allenatore di calcio, e l’imprenditore Gianpaolo Benedetti, 43enne di Quarto. Le posizioni dei quattro, assistiti dagli avvocati Mauro Iodice, Andrea Piccolo, Michele e Luca Spina e Ferdinando Letizia, saranno valutate a inizio marzo dalla decima sezione penale (collegio B) del Tribunale di Napoli.

Ma di cosa rispondono? Lavori pubblici affidati a ditte ‘amiche’ in cambio di sponsorizzazioni sportive: è questo il cuore dell’inchiesta che ruota attorno a Magliocca, al quale viene contestato il reato di corruzione in concorso con gli altri.

Si tratta di appalti in relazione ai quali, secondo l’accusa, il politico, all’epoca presidente della Provincia di Caserta e sindaco del Comune caleno, indicava ai dirigenti dei due Enti le ditte a cui assegnarli. L’imprenditore Rosato, sostiene la Procura, avrebbe ricambiato il favore – gli affidamenti per circa 230mila euro – sponsorizzando la squadra di calcio Vitulazio Asd con 40mila euro (dove militava uno dei figli di Magliocca) e facendosi carico del pagamento dei compensi all’allenatore Valente e al suo staff. Episodi che si sarebbero verificati tra gennaio e marzo del 2023. Inoltre, per garantire ulteriori fondi alla squadra, Magliocca avrebbe veicolato un altro affidamento da oltre 70mila euro a una ditta di Quarto. In relazione a quest’ultimo episodio è indagato, sempre per corruzione, l’imprenditore Benedetti.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, inizialmente, era più ampia. Aveva coinvolto, con l’ipotesi di concorso in corruzione, anche Gerardo Palmieri, dirigente della Provincia, e Baldo Marcello, capo dell’area tecnica di Pignataro Maggiore, ritenuti responsabili di aver formalmente affidato i lavori alle ditte indicate da Magliocca. Per entrambi, però, la Procura ha successivamente fatto marcia indietro, disponendo l’archiviazione delle accuse. Un’archiviazione arrivata dopo lunghi interrogatori, nel corso dei quali i due dirigenti avrebbero sostanzialmente riconosciuto il ruolo del politico come indicatore delle imprese a cui assegnare i lavori.

Palmieri, rispondendo alle domande degli inquirenti, ha confermato che a sollecitarlo ad assegnare l’appalto alla ditta di Rosato era stato proprio Magliocca e di averlo fatto senza verificare il software utilizzato per garantire la turnazione degli affidamenti. Se lo avesse controllato, sarebbe emerso che la stessa ditta aveva ottenuto pochi giorni prima un altro appalto da un diverso dirigente della Provincia, Paolo Madonna, estraneo all’inchiesta. Palmieri ha inoltre parlato di un sistema di comunicazione riservato utilizzato dal presidente per evitare intercettazioni e ha chiarito che, quando non procedeva agli affidamenti indicati, Magliocca interveniva per sollecitarlo.

A descrivere nei mesi scrsi ai pm Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino (che si sono occupati dell’inchiesta) l’approccio di Magliocca al settore appalti è stato anche l’architetto Baldo. Quest’ultimo ha riferito di una riunione convocata nel maggio 2023 con tutti i responsabili di settore del Comune di Pignataro, durante la quale il primo cittadino revocò gli incarichi dirigenziali lamentando di non essere informato sugli affidamenti. In quella sede, secondo il dirigente, Magliocca si sarebbe anche detto contrariato per un incarico assegnato a un geologo, parente di un suo avversario politico. A distanza di pochi giorni, il sindaco fece marcia indietro, confermando gli assetti precedenti. Baldo ha poi riferito che successivamente Magliocca avrebbe preteso di essere informato preventivamente sulle ditte e sugli incarichi sotto soglia.
In relazione ad alcuni lavori affidati alla ditta Rosato, l’architetto ha spiegato di aver conosciuto il titolare all’inizio del 2023, presentatogli dallo stesso sindaco, che lo avrebbe più volte sollecitato a scegliere quell’impresa per interventi di riqualificazione stradale, prospettando, in caso contrario, la revoca dell’incarico ai Lavori pubblici.

Oltre al presunto sistema degli appalti condizionati da Magliocca, nel fascicolo c’è anche un filone connesso, legato a una presunta fuga di notizie che avrebbe consentito all’allora presidente della Provincia di sapere di essere indagato. Su questo fronte, al momento, non è stata avanzata alcuna richiesta di misura cautelare e resta da chiarire l’evoluzione della posizione. Logicamente gli indagati sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile. Il no del gip rappresenta indubbiamente un punto a favore per la linea difensiva.

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‘Affidamenti segnalati dalla politica’

Era indagato, ma la sua posizione è stata poi archiviata, perché non avrebbe avuto, secondo la Procura, alcun ruolo diretto nelle presunte corruzioni contestate a Giorgio Magliocca. Così Gerardo Palmieri (nella foto) è passato da inquisito a testimone rilevante per l’accusa, grazie ai contenuti dei suoi interrogatori. Il dirigente apicale della Provincia di Caserta, nei mesi scorsi, è stato ascoltato più volte dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno all’ex presidente dell’ente e ai rapporti tra politica e gestione degli affidamenti.
Palmieri è stato interrogato una prima volta il 21 novembre 2024 e poi nuovamente l’8 gennaio 2025. In entrambe le occasioni ha ricostruito le dinamiche che, secondo la Procura, caratterizzavano il settore Viabilità dell’ente provinciale nel periodo di interesse investigativo, confermando nella sostanza quanto già emerso dalle dichiarazioni di altri soggetti, a partire dall’ex vicepresidente della Provincia Pasquale Crisci.

Il dirigente ha riferito che, in quegli anni, le segnalazioni di ditte e professionisti cui affidare lavori provenivano dalla politica. Indicazioni che non arrivavano esclusivamente dall’allora presidente Magliocca, ma anche da altri esponenti, tra i quali lo stesso Crisci. Quest’ultimo, secondo Palmieri, ricopriva un ruolo centrale nelle dinamiche quotidiane dell’ente, fungendo da punto di raccordo tra il livello politico e la struttura amministrativa.

Palmieri ha spiegato che Crisci svolgeva una funzione di ‘collante’, presentando nominativi e proposte che poi venivano sottoposte al presidente. Il via libera definitivo, ha precisato, spettava comunque sempre a Magliocca.
In più passaggi, il dirigente ha chiarito di aver compreso che quelle segnalazioni si inserivano in un contesto politico più ampio, riconducibile all’area del consigliere regionale Giovanni Zannini, pur precisando di non aver mai ricevuto indicazioni dirette da quest’ultimo.

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