
TORINO – Il capitombolo del Napoli era nell’aria. E’ arrivato in maniera fragorosa ieri in casa della Juventus. Con la sconfitta di ieri gli azzurri hanno messo a repentaglio la corsa alla qualificazione alla prossima edizione della Champions League e hanno dato l’impressione di dover restituire, a fine stagione, lo scudetto che portano sulle maglie. L’Inter ormai è a +9. Però, al momento preoccupa di più il +1 del Napoli sulla Juventus quinta in classifica. Il campionato è ancora lungo, e vedrà la squadra allenata da Antonio Conte dover lottare con le unghie e con i denti per finire la stagione tra le prime quattro. Però, al momento il Napoli sembra in caduta libera. Delle squadre che occupano i primi posti della classifica, quella azzurra è l’unica ad essere entrata in un tunnel, da cui fatica a uscire. La sconfitta di ieri in casa della Juve ha assunto dimensioni che sono andati al di là dei reali demeriti della formazione schierata da Conte, che anche ieri ha dovuto fare i conti con un’emergenza infortuni che sta spezzando le gambe al Napoli. Tanti, troppi i tre gol al passivo. Crollati sotto i colpi di David, Yildiz e Kostic, i campioni d’Italia non hanno mai dato l’impressione di poter impensierire la Juventus, rimessa in carreggiata da Luciano Spalletti.
Il tecnico che regalò il terzo scudetto ai partenopei nel 2023 si è preso la rivincita della sconfitta subita al Maradona il 7 dicembre scorso. Da allora è trascorso soltanto un mese e mezzo, ma i rapporti di forza si sono incredibilmente rovesciati. In questo lasso di tempo il Napoli è passato dall’essere una squadra in grado di lottare per lo scudetto nonostante le assenze a una formazione a corto di uomini, idee e fiato. E se non bastasse, a rovinare i piani di Conte, che ieri si è presentato allo Stadium con soli 16 calciatori di movimento, si sono messi anche gli svarioni individuali che hanno spianato la strada alla Juventus. David ha siglato il vantaggio eludendo in scioltezza la marcatura di Spinazzola (22’) al termine di un’azione viziata da un errore in disimpegno di Hojlund. Meritato il vantaggio della Juventus, che pochi istanti prima aveva sfiorato la rete con Thuram, fermato dall’incrocio dei pali. La gara poteva finire al 23’, quando Conceicao si è presentato da solo davanti a Meret, vedendo la sua conclusione ribattuta sulla linea da Buongiorno. Se il portoghese avesse trovato la rete, la Juve avrebbe messo a segno un 1-2 che avrebbe tramortito un toro.
Alla fine, però, il Napoli è rimasto in partita, ma più per onore di firma. Incontenibile il pressing dei padroni di casa. Gli azzurri hanno fatto fatica a pungere anche quando hanno condotto il gioco. Tuttavia vale la pena sottolineare come l’arbitro Mariani abbia sottovalutato una trattenuta in area di Bremer su Hojlund sull’1-0: poteva valere il rigore del possibile 1-1. E invece, nella ripresa, mentre Conte si giocava le carte Giovane (appena arrivato) e Lukaku (all’esordio assoluto nella stagione in corso dopo un lungo infortunio), Juan Jesus ha commesso il secondo peccato mortale della serata: passaggio in orizzontale intercettato da Miretti, che ha messo in moto Yildiz. Glaciale il turco davanti a Meret, al rientro dopo 5 mesi: 2-0. Purtroppo primadei titolo di coda c’è stato il tempo anche per il 3-0 bianconero: a copletare la debacle degli azzurri ci ha pensato Kostic tra i cori di scherno dei tifosi della Juve all’indirizzo dei campioni d’Italia.




















