
CASAPESENNA – Prima la bomba davanti alla pizzeria Nando’s, poi quella al bar di Cesa, ancora prima l’ordigno contro un’abitazione e adesso il raid dinamitardo contro una cornetteria appena inaugurata. Nell’Agro aversano tornano a moltiplicarsi segnali che gli investigatori guardano con estrema attenzione, perché dietro questa sequenza di esplosioni potrebbe esserci molto più di una semplice scia intimidatoria ai danni di singoli commercianti.
L’ultimo episodio, il più clamoroso, si è consumato nella notte tra venerdì e sabato a Casapesenna, in via Roma, dove un uomo arrivato in bicicletta ha piazzato un ordigno artigianale davanti alla serranda di ‘Incornettami’, attività aperta appena il giorno prima.
Il boato ha devastato il locale: saracinesca piegata, arredi distrutti, bancone divelto, vetrine in frantumi e danni anche alle abitazioni vicine. Un’azione studiata, rapida, eseguita con modalità che richiamano altri episodi recenti.
È proprio la ripetizione di questi segnali a inquietare. A riaccendere la tensione nell’Agro, meno di due anni fa, era stata la scarcerazione di Emanuele Libero Schiavone, vicenda che aveva coinciso con agguati falliti, stese e raid armati contro abitazioni, in un contesto di fibrillazione legato agli equilibri dello spaccio.
L’intervento dei carabinieri e della Dda aveva allora raffreddato il quadro. Oggi, però, nuove esplosioni tornano a far pensare a un movimento sotterraneo negli assetti criminali.
Una delle piste che circola negli ambienti investigativi è che alcuni degli episodi più recenti possano essere letti come segnali indirizzati all’area Zagaria, storicamente radicata proprio tra Casapesenna e dintorni. Sul territorio restano i fratelli del boss Michele Zagaria, alias Capastorta: Carmine, Pasquale e Antonio. Il nipote ‘delfino’ del capoclan, Filippo Capaldo, invece si trova spesso in Spagna, dove insieme ai fratelli ha avviato diverse attività imprenditoriali con i suoi germani.
Non soltanto possibili pressioni estorsive su attività commerciali, dunque, ma anche messaggi lanciati in un territorio dove parentele, vicinanze e frequentazioni continuano ad avere un peso. In questo quadro vengono osservati con attenzione anche i contesti relazionali dei luoghi colpiti.
Resta però una distinzione importante: non tutti gli episodi sembrano necessariamente appartenere allo stesso filone. Quello di Cesa, per modalità e contesto, potrebbe anche rispondere a logiche diverse. Diverso, invece, il discorso per le bombe esplose tra Casapesenna e San Cipriano, dove gli investigatori stanno verificando l’esistenza di una possibile regia comune. L’ipotesi è che a muoversi possa essere un gruppo riattivato (che avrebbe connessioni con l’area dei Venosa) anche da recenti scarcerazioni, attorno al quale si sarebbero aggregati soggetti di varia estrazione criminale, interessati a riprendersi spazio sul territorio.
La sensazione è che qualcuno stia provando a rimettere in circolo la paura. Non necessariamente per tornare ai vecchi schemi del racket porta a porta, ma per dare una scossa agli equilibri mafiosi in una zona dove il cartello Zagaria, negli anni, ha preferito una linea più silenziosa, meno appariscente e più legata agli affari che alla ‘mafia di strada’. Se davvero è questo il messaggio, allora le bombe delle ultime settimane non sarebbero episodi isolati, ma tasselli di una stessa manovra di riposizionamento criminale. Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e del Gruppo di Aversa, coordinati dalla Dda di Napoli.
Mafia e bombe a Casapesenna, l’ombra dei Venosa
Bomba nella notte davanti alla cornetteria. Il locale era sta inaugurato…
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