CASERTA – Con la scomparsa di monsignor Raffaele Nogaro non si spegne soltanto una voce della Chiesa italiana, ma viene meno un presidio morale che per anni ha abitato i territori più difficili, là dove il Vangelo non è mai stato un discorso astratto, bensì una presa di posizione netta. Nogaro è stato un vescovo capace di disturbare. Di ricordare, con parole chiare e spesso scomode, che la fede non può convivere con l’indifferenza, né tantomeno con la rassegnazione di fronte all’ingiustizia. La sua voce si è levata contro la criminalità organizzata, contro le collusioni, contro la povertà trattata come destino inevitabile. Non per ideologia, ma per coerenza evangelica.
In un tempo in cui spesso si è preferito abbassare il tono, Nogaro ha scelto di tenere alta la soglia della responsabilità. Ha parlato quando
tacere sarebbe stato più conveniente. Ha denunciato quando il silenzio appariva più prudente. E lo ha fatto ricordando che non esiste una Chiesa neutrale: o è dalla parte delle vittime, oppure tradisce la propria missione. La sua è stata una testimonianza che ha superato i confini ecclesiali. A riconoscerne il valore oggi non sono solo i fedeli, ma anche associazioni civili, realtà del volontariato, mondi laici che in lui hanno visto un interlocutore credibile. Perché Nogaro non divideva: chiedeva responsabilità, a tutti. Senza sconti. Senza privilegi.
La sua idea di Chiesa — concreta, incarnata, “in uscita” prima che l’espressione diventasse familiare — resta una provocazione attuale.
In particolare in quei territori dove il potere criminale tenta ancora di normalizzarsi, di confondersi con la vita quotidiana, di chiedere silenzi
compiacenti. Nogaro ha dimostrato che un’altra strada è possibile: quella della parola limpida, della presenza accanto agli ultimi, della denuncia come atto d’amore verso la comunità. Oggi, nel momento del commiato, il rischio più grande sarebbe ridurlo a figura commemorativa. La memoria, da sola, non basta. La vera fedeltà alla sua eredità sta nel proseguire il conflitto etico che ha attraversato la
sua testimonianza: scegliere da che parte stare, anche quando costa. Il silenzio che segue la sua morte non è vuoto. È un silenzio che interpella. Chiede alla Chiesa, alle istituzioni, alla società civile se intendono raccogliere il testimone o limitarsi al cordoglio. Monsignor Nogaro ci lascia una domanda aperta — forse la più scomoda — e una strada già tracciata: quella della coerenza, senza aggettivi!























