NAPOLI – Il bilancio è definitivo e l’indagine può dirsi conclusa. L’operazione, denominata in codice “Libri in scena! 2026 – Voce alle donne”, ha messo a segno un duplice colpo, scuotendo la città e lasciando dietro di sé una scia di commozione e applausi. A rivendicare l’azione è l’associazione Ilmiofuoriorario, che ha agito con la precisa volontà di dare risonanza alle voci femminili, inserendo il proprio piano nel più ampio contesto strategico della rassegna comunale “Marzo Donna 2026”. Gli inquirenti culturali parlano di un successo su tutta la linea.
La nostra ricostruzione parte dalla prima scena, quella del 15 marzo. Il luogo prescelto non è casuale: il Teatro della Biblioteca comunale Annalisa Durante a Forcella. Un quartiere dal cuore pulsante e ferito, un teatro intitolato a una giovane vittima innocente della criminalità. È qui che la “banda” ha agito per la prima volta. L’arma utilizzata è stata il libro “Fiori di vetro” (edizioni vulcaniche) dell’autrice Maria Rosaria Selo. A fare da fuoco di copertura, le suggestioni sonore del musicista Marco Gesualdi, considerato un complice chiave in entrambe le operazioni, affiancato dalla voce di Silvia Romano. L’assalto finale è stato affidato a un commando di giovanissimi attori, le leve de La Scuola di Cinema di Napoli di Roberta Inarta, che hanno dato corpo e voce alle pagine scritte, intrappolando il pubblico in una rete di emozioni da cui è stato impossibile fuggire. I testimoni parlano di un’atmosfera sospesa, di un silenzio rotto solo dalla musica e dalle parole.
Cinque giorni dopo, il 20 marzo, il secondo colpo, in una location di tutt’altro calibro: la prestigiosa Sala della Loggia al Maschio Angioino, simbolo del potere cittadino. Il modus operandi, ormai collaudato, è stato replicato con fredda precisione. Questa volta l’arma del delitto culturale è stata “L’amore impossibile” di Chiara Tortorelli (edizioni Homo Scrivens). Il musicista Marco Gesualdi è tornato sulla scena, affiancato questa volta dalla cantante Valeria di Stefano. Ancora una volta, l’incursione teatrale è stata affidata agli attori della scuola di Roberta Inarta. L’effetto è stato identico: la platea è stata catturata, costretta a confrontarsi con la potenza di una narrazione che mescola letteratura, musica e recitazione.
Il movente di questa spettacolare operazione è stato chiarito dalla mente del gruppo, Maria Ammaturo, presidente dell’associazione Ilmiofuoriorario. Raggiunta dai nostri microfoni, ha rilasciato una dichiarazione che suona come una rivendicazione orgogliosa: “Questa edizione in rosa di Libri in scena ci ha davvero commosso. Tante le persone che sono intervenute apprezzando un lavoro che mette in comunicazione gli autori con i lettori attraverso i libri”. La Ammaturo ha poi confermato che non si tratta di un’azione isolata, ma di una strategia consolidata: “Il nostro format, che da anni portiamo avanti, speriamo di riproporlo a breve in altri luoghi cittadini”. Una velata minaccia a colpire ancora.
L’inchiesta si chiude qui, con la certezza che il “crimine” commesso da Ilmiofuoriorario sia stato quello di aver scardinato l’indifferenza, usando i libri come grimaldelli per forzare le porte dell’anima. La città resta in allerta, in attesa del prossimo, inevitabile, agguato culturale.


















