L’intervista al viceministro Cirielli: “Sfida con De Luca nel 2025?Non credo che lui sarà in corsa”

“L’unica soluzione alla guerra è cacciare Hamas da Gaza”

NAPOLI – L’appuntamento è per “il primo pomeriggio” ma alle 16 il telefono squilla ancora a vuoto. “Mi scusi, abbiamo riunioni su riunioni, il conflitto in Medioriente ci tiene costantemente impegnati”. Ma Edmondo Cirielli è un uomo di parola e quando richiama per dire “Eccomi, ho un quarto d’ora” temo di non riuscire a fargli tutte le domande che mi sono appuntata. E invece ci riesco, sgarrando di soli 2 minuti.

Non deve essere facile fare il ministro degli Affari Esteri in questo momento. Quanta preoccupazione c’è per il conflitto israelo-palestinese e che ruolo ha l’Italia?

L’Italia, da sempre, e questo governo in particolare, è un grande alleato di Israele, unica vera democrazia del Medioriente: siamo legatissimi e il compito che abbiamo in questo momento è di garantire equilibrio e mediazione. Putroppo da quando Sharon ha lasciato Gaza ai palestinesi si è permesso che i terroristi di Hamas si impadronissero di quei territori, con pugno di ferro, assistenzialismo e clientelismo. L’Iran li ha armati e dal 7 ottobre hanno mostrato il loro vero volto: un’organizzazione barbarica di tipo medievale. Vogliono annientare Israele e ora l’unica soluzione al conflitto è cacciare Hamas da Gaza. Solo quando sarà fatto questo sarà possibile ricostruire, lavorare al progetto di “due popoli due stati” e affidare quell’area all’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen. C’è modo e modo di fare la guerra ed è chiaro che è l’offensiva di Hamas a fare vittime innocenti. Israele rispetta la convenzione di Ginevra e ha invitato i civili ad abbandonare la Striscia di Gaza.

In questi stessi giorni di estremo impegno sul fronte esteri, il governo ha festeggiato il suo primo anno di vita, con un evento a Roma e anche uno nella sua Salerno. Il bilancio?

Si guardi intorno: ci sono stati grandi  miglioramenti. Abbiamo il record storico degli occupati, l’economia italiana è quella che gode della salute migliore in Ue, abbiamo ridato fiducia ai mercati, superato gli esami delle agenzie di valutazione facendo quadrare i conti. E’ stato sicuramente un grande inizio, ora ci sono altri quattro anni per raggiungere gli obiettivi del nostro programma di governo. Restano prioritari quelli economici. Il governo Meloni ha approvato una manovra che punta al rilancio delle aziende, a creare lavoro, a ridurre il cuneo fiscale. Poi c’è il capitolo immigrazione: abbiamo rotto il circolo vizioso creato dal Pd che incitava i profughi a venire in Italia, salvo poi abbandonarli al loro destino. Ora ci sono accordi mirati con l’Africa, abbiamo bloccato le partenze illegali, l’Europa non parla più di misere redistribuzioni, l’Italia non è più considerata il campo profughi dell’Ue.

Ho citato Salerno, prima, non a caso. Sono lontani i tempi in cui il baricentro politico della Campania era Napoli. Da quando governa De Luca la sua città è molto più centrale. Alle prossime Regionali vedremo una sfida tutta salernitana?

Sarebbe bello, sebbene manchino ancora due anni, diciamo che tra un annetto potremmo cominciare a pensarci, ma De Luca non sarà candidato, non lo vuole neanche il suo partito. Magari il centrosinistra potrebbe candidare comunque un salernitano, che so, Bonavitacola… Io comunque valuterò il mio impegno in prima persona. Non escludo una candidatura, ma ci tengo a dire che in Fratelli d’Italia ci sono personalità altrettanto valide: il ministro Sangiuliano, che è spesso qui da noi e per questo lo ringrazio, è sempre molto presente, o il coordinatore regionale Iannone, ci sono le candidature della società civile… Vedremo insieme agli alleati.

Come sono i rapporti con Forza Italia e Lega?

Di rispetto e collaborazione, veniamo tutti dal Pdl. Ma è chiaro che, in qualità di primo partito, Fratelli d’Italia rivendicherà l’indicazione del candidato governatore, mi sembra quasi scontato.

E per le Europee? Avete individuato i criteri per la composizione della lista? Non è facile per un partito che fino a qualche anno fa era al 4-6%, avere una classe dirigente sufficiente per coprire i posti che contano…

Bisogna formarla, la classe dirigente, ha ragione. C’è stato un momento in cui Alleanza Nazionale era al 25%. Poi chiaramente c’è stata una diaspora nei tre grandi partiti del centrodestra. Oggi Fratelli d’Italia è al 20%, è chiaro che abbiamo bisogno del quadruplo dei rappresentanti. Che servano nuovi innesti mi pare pacifico. Questo non significa imbarcare di tutto. Posso dirle serenamente che non mi interessa da dove viene una persona, ma dove vuole andare.

Quindi si fiderebbe di chi cambia casacca?

Guardi, il nostro consigliere regionale Nunzio Carpentieri viene dall’Udc, il candidato alle Europee Alberico Gambino ha trascorsi nel Pdl… Siamo convinti di dover tenere alta l’attenzione sui nuovi ingressi e di dover essere coerenti, ma non possiamo chiuderci. Ben venga chi proviene da altri partiti o dalla società civile, purché condivida i nostri obiettivi.

Entro dicembre riuscirete a tenere tutti i congressi?

Abbiamo appena chiuso il tesseramento con grandi numeri. Certo, la situazione cambia da provincia a provincia. In alcune i congressi saranno unitari, in altre più dialettici, ma per l’inizio dell’anno prossimo al massimo, ci saranno ovunque i nuovi coordinatori di Fratelli d’Italia.

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