L’Iran attacca la base italiana in Kuwait: nessun ferito

134
Bombe in Kuwait - guerra in Iran (foto LaPresse)
Bombe in Kuwait - guerra in Iran (foto LaPresse)

TEHERAN – Prosegue con intensità l’escalation tra Tel Aviv, gli Stati Uniti e l’Iran, con tensioni diplomatiche e militari che continuano a crescere dopo una serie di eventi che hanno già provocato vittime e danni materiali significativi. Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane hanno rivolto minacce dirette al premier israeliano Benjamin Netanyahu, dichiarando: “Gli daremo la caccia e lo uccideremo”, segnando un livello di aggressività senza precedenti nelle ultime settimane. Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha rilanciato la richiesta di un intervento navale congiunto nello Stretto di Hormuz, coinvolgendo navi da guerra di Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito. L’invito è arrivato in risposta all’attacco americano sull’Isola di Kharg, episodio che ha ulteriormente complicato la già fragile stabilità della regione.

La situazione si è aggravata con un attacco tramite drone alla base di Ali Al Salem Air Base, struttura che ospita personale militare statunitense e italiano. Durante l’azione è stato completamente distrutto un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, schierato nella base per garantire la continuità delle operazioni. Fortunatamente tutto il personale italiano presente era al sicuro e non ha riportato ferite. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha confermato che la situazione è costantemente monitorata, precisando che il dispositivo italiano era stato alleggerito nei giorni precedenti proprio per ridurre i rischi legati all’evoluzione del quadro di sicurezza nell’area. Il personale rimasto nella base continua a svolgere le attività essenziali della missione, mentre il Comando Operativo di Vertice Interforze mantiene contatti continui con i contingenti sul terreno. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che la base in Kuwait è stata attaccata più volte e che, per questo motivo, il numero di militari presenti era già stato ridotto.

Sul fronte israeliano, l’esercito di Israel Defense Forces ha confermato di aver eliminato Ibrahim Ghazali, accusato di gestire le armi per un’unità di Hezbollah responsabile del lancio di razzi contro il territorio israeliano. Nell’attacco hanno perso la vita anche alcuni familiari di Ghazali, tra cui i figli Ali e Fatima e il fratello Kassim. Il fratello Ayman Ghazali, nato in Libano ma autore di un attacco a una sinagoga a Detroit, avrebbe reagito alla notizia dell’uccisione dei parenti compiendo un raid nella comunità ebraica locale, contribuendo ad aumentare ulteriormente la tensione internazionale.

L’Iran, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso agli Stati Uniti e ai loro alleati finché continueranno gli attacchi contro il Paese e i suoi interessi. La dichiarazione sottolinea la volontà di mantenere il controllo strategico del traffico navale in uno dei passaggi più sensibili per il petrolio mondiale. Parallelamente il dipartimento di pubbliche relazioni delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato 54 attacchi missilistici contro obiettivi israeliani, con l’impiego di missili superpesanti Khorramshahr, Khyber-Shakan, Qadr ed Emad e, per la prima volta nell’operazione Sadeq Promise, quattro missili strategici Sejjil a propellente solido. Il Sejjil, missile balistico superficie-superficie a medio raggio, è in grado di coprire la distanza tra il sito nucleare di Natanz Nuclear Facility e Tel Aviv in circa sette minuti, rappresentando una minaccia diretta e immediata.

La situazione resta estremamente delicata e gli analisti internazionali temono che ogni nuova azione militare possa innescare un’escalation incontrollabile capace di coinvolgere non solo il Medio Oriente e gli Stati Uniti, ma anche le potenze alleate e i partner strategici della regione, rendendo la stabilità globale sempre più incerta.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome