L’ombra del killer di Cadrezzate torna a far paura: Elia Del Grande è di nuovo in fuga

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

MILANO – Sono trascorsi cinque giorni, ma di lui non c’è ancora nessuna traccia. L’incubo ha di nuovo il volto di Elia Del Grande, l’autore della strage di Cadrezzate, l’uomo che 28 anni fa sterminò la sua famiglia a colpi di fucile. Da domenica scorsa, giorno di Pasqua, Del Grande è un fantasma. Non ha fatto rientro nella casa lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, dove stava scontando l’ultima parte della sua pena in regime di libertà vigilata. La sua è la seconda evasione in meno di sei mesi, un fatto che riaccende i riflettori su un caso giudiziario complesso e solleva inquietanti interrogativi sulla gestione di un individuo ancora ritenuto pericoloso.

Le ricerche, scattate immediatamente dopo l’allarme lanciato dalla struttura piemontese, si sono estese a macchia d’olio. Carabinieri e Polizia battono palmo a palmo il territorio, con posti di blocco e controlli serrati, ma l’uomo sembra svanito nel nulla. L’ipotesi è che abbia pianificato la fuga, approfittando del permesso concesso per le festività pasquali. Un copione drammaticamente simile a quello andato in scena solo lo scorso novembre, quando Del Grande si era allontanato senza lasciare traccia dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, per essere poi rintracciato e ricondotto in una nuova struttura. Quella di Alba, da cui è nuovamente fuggito.

La sua fuga riporta alla memoria la fredda notte del 7 gennaio 1998. In una villetta di Cadrezzate, nel Varesotto, un Elia Del Grande appena 22enne imbracciò un fucile e mise fine alla vita dei suoi familiari. Sotto i suoi colpi caddero il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello maggiore Enrico, di 27. Un triplice omicidio che sconvolse l’intera nazione per la sua lucida ferocia. Il movente non fu mai del tutto chiarito, perso in un groviglio di tensioni familiari e rancori repressi.

La giustizia fece il suo corso: condannato in primo grado all’ergastolo, Del Grande vide la sua pena ridotta in appello a 30 anni di reclusione. Grazie a una serie di benefici di legge e alla buona condotta tenuta dietro le sbarre, ha scontato in cella 25 anni. Un percorso che, conclusa la detenzione carceraria, ha portato i giudici del Tribunale di Sorveglianza a ritenerlo idoneo per un percorso alternativo: la libertà vigilata, con l’obbligo di dimora e lavoro presso una “casa-lavoro”, una misura destinata a soggetti ritenuti socialmente pericolosi al termine della pena.

Oggi, però, quella decisione appare tragicamente ingenua. Con due evasioni in pochi mesi, Elia Del Grande ha dimostrato di non voler sottostare ad alcuna regola. La sua irreperibilità genera angoscia non solo ad Alba, ma soprattutto a Cadrezzate, il paese che porta ancora le cicatrici indelebili della sua furia omicida. La caccia all’uomo continua senza sosta, nella speranza di chiudere al più presto un capitolo nero della cronaca italiana, riapertosi con una fuga che sa di beffa e di pericolo.

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