L’ombra del potere a Caserta: l’ex assessore Esposito indagato per estorsione. Anche Zannini nei guai

328
Giovanni Zannini e Biagio Esposito

CASERTA – Volti che, dopo aver occupato per anni importanti ruoli pubblici, imparano a muoversi nell’ombra, facendo della discrezione la propria forza, continuando a incidere su chi esercita funzioni di primo piano alla luce del sole. È una tipologia di personaggi che l’Italia, nella sua storia, non si è mai fatta mancare e che, periodicamente, viene alla luce – grazie a indagini complesse – come una fucina di burattinai della democrazia. È ancora presto per affermarlo con certezza, ma la recente inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha raccolto elementi che puntano a iscrivere in questa categoria di uomini nell’ombra Biagio Esposito, 84 anni, ex ispettore sanitario. Una carriera politica iniziata ai tempi della Prima Repubblica, senza che la sua figura si fosse mai intrecciata in modo significativo con la cronaca giudiziaria.

Dismessi i ruoli politici in prima persona, secondo l’ipotesi investigativa l’ottuagenario avrebbe continuato a occupare una posizione ritenuta
decisiva per la vita amministrativa del capo luogo. Prima attraverso la moglie del cugino Antonio Esposito, Lucia Monaco (la coppia è estranea all’inchiesta), divenuta assessore nella giunta guidata da Carlo Marino; poi con la candidatura della figlia Dora Esposito (anch’essa, per quanto ci risulta, non indagata). Questa forte incidenza di Esposito nella politica casertana emerge dall’attività investigativa coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, che ha iscritto proprio Biagio Esposito nel registro degli indagati per un’ipotesi di estorsione e di corruzione (in concorso con Giovanni Zannini, consigliere regionale di Forza Italia).

Secondo l’accusa, l’84enne avrebbe minacciato l’allora sindaco Carlo Marino di far cadere la sua amministrazione comunale attraverso la mancata partecipazione della figlia Dora alle sedute del consiglio comunale, dove sedeva tra i banchi della maggioranza. Per evitare una crisi amministrativa, il sindaco si sarebbe trovato costretto ad assecondare alcune richieste. In particolare, ricostruisce la Procura, Esposito fece pervenire a Marino un biglietto tramite l’allora consigliere Massimo Russo, imponendo la nomina dell’architetto Salvatore Natale (ad oggi non indagato) come direttore del progetto di riqualificazione dell’area dell’ex caserma Pollio. In caso contrario, la figlia non avrebbe garantito il voto sul bilancio. La nomina sarebbe poi arrivata nel maggio 2024, con incarico firmato dal responsabile unico del procedimento Franco Biondi (coinvolto, in altri procedimenti, in indagini delle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Napoli per ipotesi di corruzione e turbativa d’asta).

Un mese dopo, un altro episodio finisce sotto la lente degli inquirenti. È il periodo in cui a Emiliano Casale viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’inchiesta su un presunto giro di corruzione in Municipio legato all’assegnazione di incarichi e appalti. In un clima politico già fortemente destabilizzato, Esposito – secondo l’accusa – avrebbe imposto a Marino di accettare le dimissioni
di Casale, ricomponendo così gli equilibri interni alla maggioranza favorevole all’uscita dell’assessore. Sempre stando alla ricostruzione della Procura, Esposito avrebbe poi preteso la gestione diretta dell’esecuzione degli appalti pubblici relativi al rifacimento del manto stradale, attività che sarebbe stata seguita di fatto tramite Francesco Cerreto (non indagato), incaricato di verificare le condizioni delle strade e riferire.

Un terzo episodio riguarda i lavori in via San Nicola: Esposito avrebbe esercitato pressioni sulle ditte incaricate affinché riasfaltassero specifici vicoli segnalati da cittadini a lui politicamente vicini. In caso contrario, la figlia Dora non avrebbe partecipato al voto in Consiglio comunale. Anche in questa circostanza, secondo l’accusa, il sindaco avrebbe agito per soddisfare le richieste. Alla fine, l’amministrazione Marino – presunte pressioni a parte di Esposito – si è comunque fermata. Per quale ragione? Perché è intervenuto il decreto del Presidente della Repubblica che ha sciolto il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Si tratta, va ribadito, di un’indagine (quella sull’84enne casertano) ancora nella fase preliminare, la cui impostazione accusatoria dovrà essere vagliata nelle sedi giudiziarie competenti. Fino ad allora, Biagio Esposito è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza di condanna irrevocabile. Intanto i pm Giacomo Urbano e Anna
Ida Capone, titolari dell’inchiesta, hanno convocato l’84enne per un interrogatorio nella giornata di domani.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome