L’ombra di Zannini sugli appalti di una partecipata della Regione

Dalla sanità al litorale, passando per i fondi Invitalia e i posti in un consorzio: l’inchiesta sul consigliere di Forza Italia può allargarsi fino a Napoli

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Il forzista Giovanni Zannini
Il consigliere regionale Giovanni Zannini

CASERTA – Era (e resta) il luogo formale del suo potere politico: la Regione. Dallo scranno che conquistò nel 2015 per una manciata di voti su Filomena Letizia, poi consolidato negli anni con un consenso crescente – oltre 30mila le preferenze incassate all’ultima tornata di novembre – Giovanni Zannini, mondragonese, ha inciso (e incide) con forza nel territorio campano. Ma le indagini che finora lo hanno interessato hanno tracciato solo in controluce quell’ambiente: il Centro direzionale napoletano e le sue propaggini istituzionali. Ma le indagini che finora lo hanno interessato hanno tracciato solo in controluce quell’ambiente: il Centro direzionale napoletano e le sue propaggini istituzionali.

Il filone d’inchiesta che ha portato il politico di Forza Italia (ex deluchiano) a lasciare la Campania, scegliendo come temporanea residenza Castel di Sangro, riguarda infatti un fatto sostanzialmente casertano. Secondo la tesi dell’accusa, il mondragonese avrebbe provato a esercitare pressioni su dirigenti regionali affinché la società Spinosa, riconducibile a Paolo e Luigi Griffo, non perdesse gli oltre dieci milioni di euro ottenuti da Invitalia per la realizzazione di un mega-caseificio a Cancello ed Arnone. Fondi a rischio perché la struttura era stata realizzata senza il rilascio della Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), atto necessario in considerazione dell’area interessata.
Fallito il tentativo in Regione, sostiene la Procura di Santa Maria Capua Vetere, Zannini avrebbe cambiato strategia, facendo gestire il rilascio della certificazione a Castello del Matese, tramite il Comune di Cancello ed Arnone, dove operava una commissione ambiente, contesto nel quale il mondragonese avrebbe potuto far sentire la propria influenza. Portato a casa il risultato, il politico avrebbe ottenuto in cambio dai Griffo una mini crociera su uno yacht.

Una vicenda che, come ormai noto, gli è costata il divieto di dimora (confermato dal Riesame), con accuse di truffa, falso e corruzione, contestate anche ai Griffo (ora liberi).

La stessa indagine sul caso ‘Spinosa’ ha toccato anche il settore sanità, in particolare l’Asl di Caserta, dove il consigliere regionale avrebbe tentato di spingere, con l’aiuto di Antonio Postiglione, l’allora direttore sanitario Enzo Iodice a lasciare l’incarico. Per fare spazio a un profilo ritenuto dal mondragonese più in linea con le sue richieste. Su questo punto il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non ha disposto misure cautelari (l’accusa, contestata anche a Postiglione, è di concussione), decisione impugnata dalla Procura.
C’è poi il filone casertano, ancora da approfondire: secondo gli inquirenti, Zannini avrebbe promesso due posti di lavoro presso un consorzio in cambio del sostegno elettorale di Biagio Esposito, ex amministratore del capoluogo che – sostengono gli investigatori – continuerebbe a muovere le fila della politica cittadina.

Infine, sul Litorale, la presunta corruzione elettorale esercitata dal consigliere per favorire, ipotizza la Procura, non la sua elezione ma quella – era il 2024 – a sindaco di Castel Volturno di Pasquale Marrandino.

In tutte queste inchieste che abbiamo ricordato e che interessano il mondragonese, la Regione, pur comparendo con costanza nei lavori dei carabinieri dei Nuclei investigativi di Caserta e Aversa, resta sullo sfondo e non è mai decisiva. Tra gli elementi raccolti dal pm Giacomo Urbano, titolare dell’indagine sulla pubblica amministrazione casertana, emerge però una traccia fornita da Pasquale Crisci, ex vicepresidente della Provincia di Caserta, che chiama in causa direttamente l’ente regionale. E così il Centro direzionale, da sfondo, potrebbe diventare parte centrale di uno dei filoni che ha come protagonista Zannini.

Secondo Crisci, un imprenditore dell’Agro aversano sarebbe stato favorito dal politico mondragonese nell’ottenere un appalto da una società partecipata dalla Regione. Elementi che avrebbero spinto i carabinieri, coordinati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ad ampliare il perimetro investigativo fino a Napoli.

Tra le ipotesi al vaglio, un possibile ritorno elettorale: l’uomo d’affari che avrebbe beneficiato di lavori anche in Provincia, allora guidata da Giorgio Magliocca, avrebbe garantito sostegno alle urne ai politici che lo avevano aiutato.
Si tratta, naturalmente, di elementi tutti da verificare. Le dichiarazioni di Crisci – che lasciò l’incarico in Provincia poco prima di essere arrestato nel 2023 (oggi è libero) nell’ambito di un’inchiesta della Dda per corruzione sulla gestione del cimitero di Santa Maria a Vico – non rappresentano verità accertate e dovranno essere riscontrate. Sicuramente la Procura, guidata da Pierpaolo Bruni, procederà alle opportune verifiche.

Zannini resta innocente fino a eventuale condanna definitiva. La vicenda citata da Crisci relativa all’appalto della partecipata, per quanto risulta, non ha portato – almeno per ora – a contestazioni formali dirette, ma è emersa nell’ambito dell’indagine che ha condotto alla richiesta di arresto (respinta dal gip) per Giorgio Magliocca, ex presidente della Provincia accusato di corruzione, e alla misura cautelare per lo stesso Zannini.

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