MARANO – Proseguono le indagini dei carabinieri sui due omicidi di camorra che hanno scosso la provincia napoletana nell’arco di poche ore. La giornata di sabato è stata segnata dal primo omicidio a Marano, dove a perdere la vita è stato Castrese Palumbo, 79 anni, cognato del boss defunto Angelo Nuvoletta. Le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato le ricerche dei responsabili, attivando posti di blocco e analizzando immagini e testimonianze raccolte sul territorio.
Dalle prime ricostruzioni emerge che l’omicidio potrebbe essere legato a una riorganizzazione interna della cosca, con la vittima considerata ormai ingombrante a causa del suo atteggiamento autoritario. Il messaggio trasmesso dai Nuvoletta appare chiaro: chi non rispetta le regole interne paga le conseguenze e la sorte di Palumbo testimonia la determinazione del clan a mantenere la disciplina al proprio interno.
La stessa tensione è emersa nella serata di sabato ad Arzano, dove un altro uomo è stato ucciso. Armando Lupoli, 49 anni, ritenuto vicino ai Monfregolo, è stato colpito dai sicari in circostanze ancora da chiarire. L’episodio ha subito fatto temere ai carabinieri l’inizio di una nuova faida con i Cristiano, evidenziando come il territorio resti attraversato da contrasti tra clan rivali pronti a colpire per affermare la propria supremazia. Anche in questo caso la caccia ai responsabili è immediata, con le forze dell’ordine impegnate a raccogliere elementi utili a ricostruire dinamiche e moventi.
La sequenza di omicidi riporta al centro dell’attenzione la persistenza della criminalità organizzata nell’area metropolitana di Napoli, dove le cosche continuano a regolare conti e a consolidare il proprio potere attraverso violenze efferate. L’uccisione di Palumbo e Lupoli dimostra come anche figure ritenute protette dai legami di sangue o dalle affiliazioni possano diventare obiettivi, rendendo il clima di paura sempre più marcato tra le comunità locali.
La strategia dei clan sembra orientata non solo al controllo economico e territoriale, ma anche all’invio di segnali forti agli stessi membri delle organizzazioni criminali, in modo da evitare qualsiasi forma di dissenso o autonomia. I carabinieri continuano a scandagliare ogni possibile pista, dalle registrazioni video delle zone colpite agli interrogatori di testimoni e persone informate sui fatti. L’obiettivo è interrompere la catena di violenze e prevenire ulteriori escalation che potrebbero coinvolgere altri clan e altre vittime innocenti.
Nel frattempo le autorità locali hanno intensificato la sorveglianza nelle aree più a rischio, cercando di tutelare i cittadini e di garantire una presenza costante delle forze dell’ordine. Le indagini sono complesse perché ogni movimento dei clan è studiato e occultato, ma l’impegno delle istituzioni resta massimo per assicurare alla giustizia chi ha commesso questi delitti e ridurre il clima di terrore diffuso che si sta avvertendo a Napoli Nord.



















