Maxi rissa nel cuore della movida a Chiaia, in ospedale tre ragazzi feriti. Residenti terrorizzati

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Rissa a Chiaia
Rissa a Chiaia

NAPOLI – Ancora movida violenta a Chiaia. Paura nel ‘salotto buono’ della città. Ieri notte l’ennesima rissa in vicoletto Belledonne, che ha coinvolto circa dieci persone. Alle 6 e 30 del mattino c’erano ancora ragazzi in strada dove era scoppiata la zuffa, raccontano i residenti. Polizia e due ambulanze sul posto (nella foto a destra). Tre persone ferite trasportate in ospedale. Insomma è stata un’alba di tensione per gli abitanti, rimasti svegli fino alle prime ore del mattino. Una notte turbolenta, tra urla e caos nei vicoli. Non l’unica.

Non c’è pace per il quartiere Chiaia, dove la parola “movida” è ormai diventata sinonimo di paura e insicurezza nei fine settimana, nonostante le misure adottate dalle forze dell’ordine con controlli stringenti. Ieri notte la rissa furibonda ha coinvolto circa dieci ragazzi, lasciando sul campo tre feriti trasportati in ospedale e un quartiere sotto shock.

“Siamo allo stremo”, spiegano gli abitanti della zona, descrivendo scene di ordinaria follia tra ragazzi fuori controllo che continuano a presidiare i vicoli ben oltre l’orario di chiusura dei locali. La violenza di ieri notte non è un caso isolato, ma il culmine di un’escalation che preoccupa i cittadini nelle zone più prestigiose della città. Tra aggressioni, accoltellamenti e ferimenti. I residenti chiedono a gran voce presidi fissi delle forze dell’ordine e un giro di vite contro l’abuso di alcol e l’inciviltà.

Le notti del fine settimana a Napoli continuano a essere segnate da un’escalation di violenza giovanile che trasforma i luoghi della socialità in scenari di scontro. Un bollettino da primo fronte bellico. L’ultimo episodio riporta sotto i riflettori un fenomeno preoccupante: l’abbassamento drastico dell’età dei protagonisti di risse e accoltellamenti. Spesso scatenate da futili motivi, come uno “sguardo di troppo”. Blindare la movida con carabinieri e polizia è una risposta necessaria, ma non più sufficiente. Lo sanno le istituzioni e lo gridano i residenti: per fermare l’ondata di violenza giovanile che scuote il centro storico e le periferie, la sola forza pubblica non basta.

Le istituzioni fanno ciò che possono. Il prefetto Michele di Bari ha istituito le ‘zone rosse’ per sorvegliare le aree della movida a rischio. Ma non basta. La sfida ora si sposta sul piano del sociale, con l’obiettivo di trasformare i vicoli da teatri di prevaricazione in spazi di opportunità. Il cuore della nuova strategia è la lotta alla dispersione scolastica. Il piano prevede di trasformare le scuole in presidi aperti anche di pomeriggio, potenziando la pratica sportiva e i laboratori professionalizzanti. L’idea è semplice ma ambiziosa: togliere fisicamente i ragazzi dalla strada, dove la mancanza di modelli positivi rende spesso la violenza l’unico linguaggio conosciuto per affermare la propria identità.

Basta scorrere i social degli adolescenti per capire quanto sia radicato il mito della “forza”, un disagio profondo che la repressione può solo arginare, non curare. Parallelamente agli investimenti nel welfare, resta alta l’attenzione sulla sicurezza immediata. Seguendo la linea tracciata dal “Decreto Caivano”, sono state intensificate le operazioni “Alto Impatto” nelle zone calde della movida. Il focus è duplice: il potenziamento della videosorveglianza di ultima generazione e il contrasto serrato al possesso di armi bianche e all’abuso di alcol tra i minori.

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