CASAPESENNA – Sarà subito processo per Ernesto Adriano Falanga, il 56enne arrestato lo scorso febbraio con l’accusa di aver nascosto nella casa dove vive, in via Einaudi, una pistola mitragliatrice con relativo munizionamento. La Procura ha ottenuto il giudizio immediato.
L’arma venne trovata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta nel corso di una perquisizione domiciliare. Era occultata in un secchio di vernice.
Un’operazione che portò anche alla scoperta di due bunker ricavati proprio in quell’immobile. Una casa, dettaglio per nulla irrilevante, intestata a Michele Zagaria Capastorta, boss ergastolano del clan dei Casalesi, e ai suoi fratelli (lo avevano ereditato da una loro zia). Tuttavia, nell’abitazione non ha mai vissuto né il mafioso né i suoi germani, ma Falanga con la propria famiglia. Un bunker era stato ricavato nella cantina, l’altro in uno dei bagni della dimora.
Il processo si svolgerà dinanzi al Tribunale di Napoli Nord. La difesa del 56enne, rappresentata dagli avvocati Guido Diana e Ferdinando Letizia, ha chiesto il rito abbreviato, che in caso di condanna garantirebbe lo sconto di un terzo della pena prevista.
Mentre ad Aversa a breve prendere il via al processo per il ritrovamento dell’arma, i carabinieri continuano a indagare sui bunker di via Einaudi e a valutare eventuali collegamenti con la latitanza di Michele Zagaria (durata 16 anni fino al 2011, quando il boss venne arrestato nel covo di via Mascagni, a soli 400 metri dalla casa occupata da Falanga). Prima dell’arresto di febbraio, l’unico precedente incrocio di Falanga con la cronaca era legato alla scomparsa del padre, Antonio, titolare di un’agenzia immobiliare assassinato a Lago Patria.