NAPOLI – Il mare è in tempesta, le onde altissime. Antonio Conte fa quadrato e cerca di tenere in rotta la navicella Napoli. L’impresa è ardua: il morale è sotto i tacchi dopo la batosta con la Juve, le energie fisiche e mentali già da tempo in riserva. Spalletti ha scucito lo scudetto dal petto del Napoli che ora si ritrova ad inseguire un altro obiettivo: entrare tra le prime quattro e partecipare la prossima Champions, un traguardo vitale per il club. In questo quadro a tinte fosche, la partita col Chelsea di domani sera al Maradona diventa
quasi un ostacolo da rimuovere al più presto. Vincendo, il Napoli quasi certamente si ritroverebbe ai play off di Champions ma servirebbe il Maradona pieno dei bei tempi e una squadra pimpante. Che, invece, non c’è. Anzi: il Napoli è ridotto a brandelli, con gli uomini contati. David Neres si è operato ieri alla caviglia a Londra (“È andato tutto bene! Grazie a mia moglie, che non è stata solo mia moglie, ma
anche il mio medico, la mia fisioterapista” ha scritto il brasiliano su Instagram) e, con almeno due mesi di stop, la sua stagione è praticamente finita.
Tempi ancora lunghi per De Bruyne (atteso in città a giorni per la riabilitazione, non si vedrà prima di marzo) e forse lunghissimi per Anguissa, che era pronto al rientro dopo il grave infortunio muscolare di novembre e invece si è fermato di nuovo. E poi Gilmour, Politano, Rrahmani (si spera di recuperarlo addirittura per la Fiorentina) e, buon ultimo, Milinkovic-Savic. Il serbo ha svolto esami strumentali, presso il Pineta Grande Hospital, che hanno evidenziato un’elongazione al bicipite femorale della coscia sinistra. Morale: almeno 15 giorni di stop, ma nel più grave dei casi un mese. Un’emergenza che costringerà ancora una volta agli straordinari big come Hojlund, all’11esima gara di fila.




















