NOMI. Camorra, appalti e corruzione: 32 a processo. Presunte ingerenze dei Casalesi nei lavori di Ferrovie

220
Vincenzo Schiavone e Nicola Schiavone
Vincenzo Schiavone e Nicola Schiavone

CASAL DI PRINCIPE – È stata la Cassazione a dirimere il conflitto di competenza tra il Tribunale di Na- poli e il Tribunale di Napoli
Nord su un articolato procedimento penale nato da un’inchiesta dei carabinieri di Caserta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. La prima sezione penale ha stabilito che il processo dovrà essere celebrato davanti al Tribunale di Napoli, disponendo la trasmissione degli atti. Il procedimento coinvolge numerosi imputati, tra cui Nicola Schiavone, detto ’o Munaciello, imprenditore ed ex assessore a Casale, il fratello Vincenzo detto ’o Trick, Konsandina Ekaterini Balanos Balanou, Pierfrancesco Bellotti, Vincenzo Bove, Giuseppe Buonvino, Vincenzo Calà, Carmelo Caldieri, Stefania Caldieri, Vincenzo Caldieri, Luca Caporaso, Matteo Casertano, Francesco Chianese, Nicola D’Alessandro, Crescenzo De Vito, Simone Del Dottore, Umberto Di Girolamo, Mattia Errico, Giuseppe Febbraio, Ciro Ferone, Francesca Filosa, Mario Filosa, Paolo Grassi, Massimo Bruni, Leonardo Loiacono, Luciano Loiacono, Luigi Palma, Carlo Pennino, Claudio Puocci, Giuseppe Russo, Debora Scacco e Sabina Visone.

Tra le parti offese e gli enti coinvolti figurano anche Rete Ferroviaria Italiana, il Ministero dell’Interno e il Comune di Casal di Principe. Nel processo che approda a Napoli si procede, in via principale, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ritenuta il reato più grave ai fini della competenza territoriale. L’ipotesi riguarda in particolare Nicola Schiavone e Giuseppe Russo e sarebbe stata commessa a Napoli tra il gennaio 2018 e l’aprile 2019, avvalendosi – secondo l’accusa – della forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al clan dei Casalesi. Proprio questa aggravante, ritenuta validamente contestata “in fatto” anche senza un richiamo formale, comporta una pena massima più elevata rispetto alle altre contestazioni. Per connessione, davanti ai giudici napoletani saranno trattati anche i reati di associazione di tipo mafioso, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di valori e intestazione fittizia, tutti aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione del clan dei Casalesi.

I fatti contestati si collocano in un arco temporale compreso tra il 2014 e il 2020 e sarebbero stati commessi tra Napoli, Caserta, Roma e altri territori della Campania. Respinte le tesi che avrebbero radicato la competenza a Napoli Nord, legate agli episodi corruttivi avvenuti a Villa Literno, e dichiarate inammissibili, in questa fase, le eccezioni difensive sull’indeterminatezza della richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta aveva già generato altri due filoni giudiziari. Il primo, ancora pendente davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ruota attorno ai fratelli Schiavone con l’accusa di associazione mafiosa. Il secondo riguarda gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, filone nel quale emerge in particolare la presunta ingerenza nel mondo delle imprese di Dante Apicella, già condannato per ma- fia e ritenuto dagli inquirenti ancora attivo dopo la scarcerazione. Le vicende che ora saranno esaminate a Napoli, con rito ordinario, riguardano soprattutto i presunti tentacoli del gruppo Schiavone nel settore degli appalti di Rete Ferrovia- ria Italiana e nei lavori di scavo per l’installazione delle reti elettriche e telefoniche. Tutti gli imputati sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza di condanna definitiva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome