NOMI E FOTO. Appalti pilotati al Comune di Caivano. Nove condanne: mezzo secolo di carcere

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Antonio Angelino
Antonio Angelino

CAIVANO – Si chiude il processo in secondo grado sul presunto sistema degli appalti pilotati al Comune con nove condanne, davanti alla prima sezione della Corte d’Appello, presidente Giovanni Carbone. A molti imputati sono state riconosciute le attenuanti generiche. Per quanto riguarda la componente politica, è stata ridotta la pena per l’ex assessore Carmine Peluso: passa a 4 anni e 4 mesi di reclusione (in primo grado era stato condannato a 5 anni). È difeso dall’avvocato Carmine Esposito. L’ex consigliere Giambattista Alibrico ha ricevuto una pena di 6 anni e 2 mesi (difeso dagli avvocati Claudio Castaldo e Romolo Vignola), mentre Martino Pezzella è stato condannato a 7 anni e 2 mesi (difeso dall’avvocato Pietro Vitale). Non è finita. I giudici di secondo grado hanno disposto per Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”, una condanna a 12 anni e 6 mesi. Angelino viene indicato dagli inquirenti ai vertici del clan Gallo-Angelino ed è difeso dall’avvocato Maria Grazia Padula. È andata meglio per Gaetano Angelino: la condanna è di 4 anni e 2 mesi, in continuazione con una precedente sentenza (difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina).

Per Raffaele Lionelli è stata inflitta una pena di 6 anni e 4 mesi; per Massimiliano Volpicelli è stata confermata la sentenza di primo grado, con revoca della libertà vigilata. Infine, Domenico Galdiero ha riportato una pena di 2 anni e 10 mesi, con l’esclusione dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa (difeso dagli avvocati Rocco Maria Spina e Dario Carmine Procentese). Per quanto riguarda gli imprenditori, a Vincenzo Celiento sono stati inflitti 3 anni di lavori di pubblica utilità (difeso dall’avvocato Martino). L’inchiesta, scaturita dalle indagini dei carabinieri sotto il coordinamento della Procura, ha fatto luce su un presunto intreccio corruttivo tra clan, amministratori pubblici e imprenditori. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli attori coinvolti si sarebbero spartiti gli appalti comunali, assegnandoli a ditte pronte a corrispondere tangenti sia ai vertici del clan sia ai referenti politici.

A delineare i contorni del presunto meccanismo sarebbero state anche le dichiarazioni dell’ex assessore Carmine Peluso. In un verbale datato 25 gennaio, Peluso avrebbe manifestato l’intenzione di chiarire i rapporti intercorsi tra la politica locale e il clan di Caivano. Secondo le tesi della Procura guidata da Nicola Gratteri, Peluso avrebbe ricoperto il ruolo di “garante” nelle relazioni tra il mondo imprenditoriale e l’organizzazione guidata da Antonio Angelino. L’ex assessore si sarebbe descritto come il perno del sistema. Ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, il dominus dell’organizzazione sarebbe stato Antonio Angelino, che tra giugno 2022 e agosto 2023 avrebbe coordinato le attività, condizionando le procedure di gara.

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