NAPOLI – Non era solo una piazza di spaccio, era un’azienda logistica del crimine, capace di servire una zona considerevole di città con la puntualità di un corriere espresso. Un sistema oliato, invisibile, soprattutto nella zona del Borgo Sant’Antonio Abate e dintorni (tra via Carbonara, corso Umberto I, Maddalena), che ha dettato legge fino all’alba di ieri, quando gli uomini della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Mario Grassia e dal funzionario Pietro Iannotta, hanno stretto il cerchio attorno a cinque figure chiave di un’organizzazione dedita al narcotraffico.
Tutto ha avuto inizio sotto il sole cocente dell’estate scorsa. Un normale controllo, un arresto in flagranza per armi e droga: una scintilla che ha permesso agli investigatori della sezione Antirapina di intravedere un disegno molto più ampio. Da quel singolo episodio è partita un’attività tecnica serrata, fatta di intercettazioni, pedinamenti silenziosi e lunghi appostamenti (servizi di osservazione e controllo), che hanno svelato l’esistenza di un sodalizio criminale solido e strutturato.
Al vertice della piramide sedeva Luca Postiglione, 44 anni, detto ’o zio, una lunga esperienza nel settore (nel 2007 fu coinvolto nello storico maxi blitz da 200 arresti contro il clan Giuliano-Mazzarella), il “finanziatore” capace di muovere i capitali necessari per inondare il mercato di cocaina e droghe leggere. Sotto di lui, il braccio destro Paolo Napoletano, alias ’o pop, 49 anni, gestiva i rapporti con i clienti e il rifornimento dei pusher, smistando le dosi con precisione chirurgica.
La logistica del gruppo era affidata a membri specializzati nel confezionamento e nell’occultamento. Ma il vero “forziere” della droga era un’abitazione nel cuore della città, di proprietà di una donna che, al momento del blitz, è risultata irreperibile. Le forze dell’ordine sono ancora sulle sue tracce: è lei che custodiva il carico, trasformando le proprie mura domestiche in un magazzino strategico per il narcotraffico.
L’organizzazione aveva compreso che per sfuggire ai controlli serviva dinamismo: niente file sospette agli angoli delle strade, niente assembramenti nei vicoli. Il gruppo operava con la modalità delivery: un accordo telefonico, un punto d’incontro stabilito e la consegna rapida della dose. Un servizio che attirava consumatori non solo dal centro storico, ma da ogni angolo della provincia napoletana, trasformando il cuore della metropoli in un polo logistico della droga.
L’operazione ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari. In carcere sono finiti Postiglione e Napoletano. Agli arresti domiciliari: Paolo Napoletano jr, 20 anni, figlio di ’o pop, Salvatore Landieri, 35 anni, e Mario Romano, 41 anni. Resta pendente la misura per la donna attualmente ricercata. Per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha già scalfito profondamente uno dei pilastri dello spaccio cittadino, restituendo un po’ di respiro ai quartieri centrali di Napoli.


















