NOMI E FOTO. Droga nel Vesuviano, 16 condanne: inflitti 82 anni di carcere

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Nino Gemignani, Salvatore Scotognella e Alfonso Contieri
Nino Gemignani, Salvatore Scotognella e Alfonso Contieri

CASTELLAMMARE DI STABIA – Una rete capillare di spaccio che si estendeva dal rione Moscarella di Castellammare di Stabia ai paesi vesuviani fino al basso Salernitano è stata smantellata e trova ora il suo epilogo nelle aule del tribunale di Torre Annunziata. Il gup Emanuela Cozzitorto ha emesso sentenze che complessivamente sommano a 82 anni di carcere per sedici imputati coinvolti nella maxi inchiesta denominata “Amico mio”, riducendo però le richieste della Procura, che aveva sollecitato complessivamente 130 anni di reclusione.

Tra i condannati spiccano Nino Gemignani, con 13 anni e 8 mesi, ritenuto il principale fornitore di cocaina, e Antonio Amato, condannato a 5 anni e 4 mesi, considerato il reggente della piazza di spaccio di Moscarella dopo gli arresti dei capi promotori Luciano Polito (1 anno e 5 mesi) e Silverio Onorato (1 anno e 8 mesi). Quest’ultimo, detenuto dal 2021 e sottoposto al regime del 41 bis dall’estate del 2024, era già al centro dell’inchiesta sul “Terzo Sistema” di Moscarella, gruppo che dominava il mercato della droga nel rione periferico stabiese.

Altri imputati hanno ricevuto pene comprese tra i quattro e i sette anni: Domenico Arcobelli 4 anni; Salvatore Palumbo e Salvatore Scotognella 4 anni e un mese ciascuno; Anna Romito 4 anni e 5 mesi; Maria Neve Nastro 4 anni e 7 mesi; Francesca Chierchia 5 anni e un mese; Ettore Solimeno 5 anni e 4 mesi; Alfonso Contieri 5 anni e 9 mesi; Umberto Intagliatore 5 anni; Maria Guarino 6 anni; Oreste Maresca 7 anni e 2 mesi.

Il sostituto procuratore Emilio Prisco, nel corso della requisitoria, ha ricostruito le dinamiche del traffico: una rete articolata in almeno quindici piazze tra Castellammare, Torre Annunziata, i comuni vesuviani e la provincia di Salerno, con un giro d’affari stimato intorno agli 8 milioni di euro l’anno.

Le indagini hanno permesso il sequestro di 19 chilogrammi di cocaina e hanno documentato un sistema di approvvigionamento basato su corrieri fidati, autovetture con scomparti segreti e una complessa organizzazione finalizzata a eludere i controlli. Alcuni imputati utilizzavano le abitazioni di persone anziane o incensurate per occultare lo stupefacente, mentre altri sfruttavano la presenza di neonati per ridurre l’attenzione delle forze dell’ordine.

L’intera rete veniva coordinata attraverso citofoni civetta, telefoni intestati a prestanome e linguaggio in codice per concordare le cessioni. Le intercettazioni telefoniche, avviate nel 2020 sul telefono di un pregiudicato agli arresti domiciliari a Montoro, hanno consentito di risalire inizialmente a Polito e Onorato e successivamente di ricostruire i legami con Ciro Gargiulo, narcotrafficante ucciso a Lettere nel 2023, e con Gemignani, confermando come il traffico fosse organizzato secondo regole rigidamente gerarchiche per massimizzare i profitti e ridurre i rischi di cattura.

Il gup Cozzitorto, pur accogliendo diverse istanze delle difese, ha confermato la gravità dei fatti, evidenziando il ruolo centrale di alcuni imputati nella gestione delle piazze di spaccio e riconoscendo l’aggravante della continuazione e dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

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