NOMI E FOTO. Patto tra 3 clan a Sant’Antimo: 14 arresti. Arrestati i vertici del gruppo Puca-Ranucci-Verde

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Domenico Ranucci, Mario D'Isidoro e Nicola Russo
Domenico Ranucci, Mario D'Isidoro e Nicola Russo

SANT’ANTIMO – Spallata alla cupola della mala di Sant’Antimo. I carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno messo a segno un blitz che segna un colpo pesante contro la camorra nella provincia di Napoli: 14 arresti, di cui 13 in carcere e uno ai domiciliari, nei confronti di presunti vertici dei clan Puca, Verde e Ranucci, accusati di associazione di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e disposta dal gip Anna Tirone del Tribunale di Napoli, segue mesi di indagini serrate che hanno tracciato la mappa criminale della zona, delineando con precisione le gerarchie dei clan e la struttura dei loro affari illeciti. I tre gruppi operavano principalmente tra Sant’Antimo, Sant’Arpino, Casandrino e Grumo Nevano, ma la loro influenza si estendeva oltre i confini cittadini grazie a un patto di alleanza che prevedeva la spartizione dei territori e una cassa comune alimentata dai proventi delle attività criminali.

Al vertice del clan Ranucci c’era Domenico “Lillì” Ranucci, 37 anni, tornato operativo dopo la scarcerazione del novembre 2022. Affiancato dai luogotenenti Antimo Alfè e Costantino Grillo, il 37enne era il fulcro di una struttura organizzativa che gestiva con efficienza intimidazioni, estorsioni e il controllo del territorio attraverso la minaccia delle armi. L’indagine ha svelato anche un arsenale e una disponibilità di munizioni che spiegano come il potere dei clan fosse consolidato attraverso la paura.

Il quadro degli episodi criminali si è fatto drammatico l’8 marzo 2023, quando a Sant’Antimo un commando ha aperto il fuoco tra le palazzine di via Solimene. L’agguato, mirato a Mario D’Isidoro e Antonio Bortone, ha provocato il ferimento mortale di quest’ultimo. Fondamentale per la sopravvivenza del primo è stato un borsello a tracolla che ha deviato alcuni proiettili, salvandogli la vita. Dopo un breve ricovero all’ospedale di Aversa, D’Isidoro è stato dimesso.

Ranucci, intercettato grazie a una cimice piazzata nel suo garage, avrebbe commentato l’agguato con parole che tradiscono la freddezza e la strategia dei clan: «Hanno sparato a Mario!… Mario e Antonio… Mo’ non so se è una rapina quello che sappiamo… Me la puoi posare da… Vedi che sta la botta in canna», riferendosi anche ai sospetti sul coinvolgimento dei Verde. Oltre alle sparatorie, le indagini hanno messo in luce il sistema di estorsioni e intimidazioni imposto a imprenditori e commercianti. In un episodio emblematico, nell’agosto 2022, il titolare di un autolavaggio a Grumo Nevano ha trovato davanti alla propria attività un ordigno inesploso, chiaro segnale di controllo e terrore imposto dai clan.

Tra gli arrestati figurano, oltre a Ranucci, Antimo Alfè (detto Antimuccio), Antonio Arena, Francesco Di Matteo, Mario D’Isidoro, Vincenzo Morrone, Antonio Perfetto, Antonio Picciulli, Marco Reale, Nicola Russo (alias Nek), Mario Verde (conosciuto come Mariolino ’o tipografo) e Pasquale Verde (soprannominato ’o cecato), mentre Salvatore Perrella è stato posto agli arresti domiciliari.

Il blitz rappresenta il culmine di un’inchiesta che ha tracciato con nitidezza le alleanze tra i tre gruppi criminali, la spartizione dei territori e il controllo del denaro illecito attraverso una cassa comune. Un’organizzazione solida, capace di coordinare intimidazioni, agguati e minacce, garantendosi al contempo introiti consistenti e l’assoggettamento delle comunità locali.

Per gli investigatori questa operazione segna un passo avanti importante nella lotta alla camorra, restituendo dignità a territori troppo spesso soffocati dalla violenza. Ma il lavoro non finisce qui: i clan sgominati lasciano un vuoto di potere che potrebbe generare nuove tensioni, mentre la magistratura continuerà a seguire le tracce dei soldi, delle armi e dei complici che ancora sfuggono. Si è detto di Domenico Ranucci. A capo dei Puca, invece, ci sarebbe stato Antonio Perfetto, con i Verde a tenere le redini dell’omonimo clan. Tre clan, una sola anima.

Provvedimenti clan Sant'Antimo

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