NAPOLI – Il silenzio della notte squarciato da un colpo di pistola. Il sangue sull’asfalto e una corsa disperata verso l’ospedale. La cronaca di una violenza che non accenna a placarsi torna a macchiare le strade della città, questa volta nel tratto di via Vespucci, teatro di quello che ha tutti i contorni di un agguato mirato. La vittima è un giovane di 29 anni, classe 1996, raggiunto da un proiettile alla testa e ora ricoverato in condizioni gravi, sebbene, quasi miracolosamente, non sia considerato in imminente pericolo di vita.
Tutto è accaduto nella tarda serata di ieri, 14 gennaio 2026. Secondo una prima, frammentaria ricostruzione, il 29enne si trovava in via Vespucci quando è stato avvicinato da uno o più aggressori. È stato esploso almeno un colpo d’arma da fuoco, che lo ha attinto al capo. A soccorrerlo non è stata un’ambulanza, ma un amico, che lo ha caricato in auto e si è precipitato verso il pronto soccorso più vicino, quello dell’Ospedale Vecchio Pellegrini, presidio sanitario da sempre in prima linea nelle emergenze legate alla criminalità.
All’arrivo al nosocomio, il personale medico ha immediatamente compreso la gravità della situazione e ha allertato le forze dell’ordine. Sul posto sono giunti in pochi minuti gli agenti del Commissariato Dante, che hanno raccolto le prime, concitate testimonianze e avviato le procedure del caso. Il giovane è stato subito preso in carico dai sanitari, che dopo aver stabilizzato le sue condizioni lo hanno ricoverato in prognosi riservata. La ferita alla testa, seppur gravissima, non avrebbe leso organi vitali, un dettaglio che potrebbe aver salvato la vita al ragazzo per una questione di millimetri.
Le indagini sono state immediatamente affidate agli specialisti della Squadra Mobile di Napoli, che si sono recati sia in ospedale per tentare di sentire l’amico-soccorritore, la cui testimonianza è ora al vaglio degli inquirenti, sia sul luogo dell’agguato. In via Vespucci, gli uomini della Scientifica hanno lavorato per ore alla ricerca di bossoli, tracce ematiche e qualsiasi altro elemento utile a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Fondamentale sarà l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, che potrebbero aver immortalato le fasi della sparatoria o la fuga dei responsabili.
Al momento, nessuna pista è esclusa, ma l’ipotesi più accreditata è quella del regolamento di conti maturato negli ambienti della criminalità. Gli investigatori stanno scavando a fondo nel passato e nelle frequentazioni della vittima per capire se avesse legami con qualche clan, se avesse debiti in sospeso o se fosse rimasto coinvolto in uno “sgarro”. L’agguato, per modalità e spietatezza, richiama la classica matrice camorristica: un avvertimento plateale o un tentativo di omicidio fallito. La città resta con il fiato sospeso, mentre la Squadra Mobile dà la caccia a chi, ancora una volta, ha scelto di usare il piombo per imporre la propria legge.




















