Orrore a Napoli: incubo di violenze per due anni, arrestato compagno aguzzino

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Operazione della polizia

NAPOLI – Un inferno domestico durato due lunghi anni, fatto di percosse, umiliazioni e abusi sessuali. Un’escalation di violenza inaudita che si è finalmente interrotta ieri, 2 febbraio 2026, quando gli agenti della Polizia di Stato hanno stretto le manette ai polsi di un uomo di nazionalità srilankese, ponendo fine al calvario della sua compagna. L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura, con le pesantissime accuse di maltrattamenti, violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate.

La drammatica vicenda, consumatasi tra le mura di un’abitazione nel cuore della città, ha avuto inizio nel gennaio del 2024. Per ventiquattro mesi, la vittima, anch’ella di nazionalità srilankese, ha vissuto prigioniera di una relazione tossica e violenta. Il suo compagno, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’avrebbe sottoposta a un regime di terrore sistematico. Non si trattava di episodi isolati, ma di condotte “reiterate, abituali e sistematiche”, come si legge negli atti dell’indagine. Un quotidiano fatto di aggressioni verbali, minacce costanti, violenze fisiche e un controllo asfissiante, volto ad annientare la volontà della donna e a soggiogarla completamente.

La svolta è arrivata quando la vittima, trovando un coraggio straordinario, ha deciso di rompere il muro di silenzio e paura, presentando una querela dettagliata. Da quel momento, si è messa in moto la macchina investigativa. La Squadra Mobile di Napoli, in particolare la 4^ Sezione specializzata in reati contro la persona e in danno di minori, ha avviato una serrata attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea e condotta in sinergia con il personale del Commissariato Montecalvario, competente per territorio.

Le indagini hanno fatto emergere un quadro probatorio sconcertante. Gli investigatori hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, non solo per i continui maltrattamenti, ma anche per un episodio di una brutalità spaventosa. È emerso, infatti, che l’indagato avrebbe costretto la donna a subire atti sessuali contro la sua volontà. In una di queste occasioni, l’aguzzino si sarebbe introdotto furtivamente nell’abitazione della vittima, cogliendola completamente di sorpresa e agendo al riparo da ogni possibile richiesta di aiuto. La violenza usata durante l’abuso è stata tale da cagionarle lesioni personali, elemento che ha portato alla contestazione dell’aggravante.

Sulla base degli elementi raccolti, il Pubblico Ministero ha richiesto e ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari l’emissione della misura cautelare più afflittiva, la custodia in carcere, ritenuta l’unica idonea a salvaguardare l’incolumità della vittima e a prevenire la reiterazione dei reati. L’uomo è stato quindi prelevato e condotto presso la casa circondariale di Poggioreale.

È fondamentale sottolineare, come da prassi giuridica, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. L’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a una sentenza di condanna definitiva e avrà la facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge. Nel frattempo, per la sua vittima, si apre la speranza di un nuovo inizio, lontano dall’incubo che per due anni ha soffocato la sua vita.

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