Posti di lavoro e mazzette per l’appalto della raccolta rifiuti a Castel Volturno: nuove accuse per Marrandino

La tesi della Procura: avrebbe sfruttato il suo ruolo per agevolare gli affidamenti alla Teknoservice

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Pasquale Marrandino e Sementini
Il sindaco Marrandino e Sementini

CASTEL VOLTURNO – Le tre indagini, emerse nell’ultimo mese, lo coinvolgono nella sua funzione di primo cittadino, incarico che ricopre dal giugno 2024. Parliamo, naturalmente, di Pasquale Marrandino. A queste tre, però, se ne aggiunge ora una quarta che, a differenza delle altre, lo chiama in causa per il ruolo amministrativo svolto in precedenza, quando alla guida dell’ente c’era Luigi Petrella. In quella fase Marrandino è stato prima presidente del consiglio comunale, dal giugno 2019 all’ottobre 2020, e poi assessore e vicesindaco, fino alla rottura politica con Petrella (estraneo alle quattro inchieste), maturata nel 2023.

In questa nuova indagine, la quarta, i pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone contestano a Marrandino ancora una volta il reato di corruzione. Con chi l’avrebbe commesso? Gli inquirenti sostengono che il politico avrebbe agito in concorso con Umberto Sementini, 53 anni, marito dell’ex consigliera comunale Veronica Sperlongano (non coinvolta nell’inchiesta), Nicola Benedetto, 52 anni, titolare della Teknoservice, società attiva nel settore dell’igiene urbana, Giuseppe Spacone, 62 anni, e Giuseppe Magno, 57 anni, rispettivamente direttore e dipendente della ditta. Nelle scorse ore, i carabinieri di Caserta, proprio nell’ambito di queste indagini, su ordine dei pm hanno eseguito anche delle perquisizioni.

Passando alla contestazione, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, l’ipotesi corruttiva si sarebbe sviluppata nel rapporto tra il Comune di Castel Volturno e la Teknoservice. La società si era aggiudicata il servizio di igiene urbana nell’ottobre 2019 e, nel febbraio 2020, aveva ottenuto un affidamento di tre mesi, successivamente prorogato più volte fino al luglio 2021.
Per i pm, Marrandino avrebbe agito sfruttando il proprio ruolo amministrativo per agevolare la società nell’ottenimento degli affidamenti e delle proroghe. Una tesi, quella della Procura, che si basa sull’attività dei militari dell’Arma del Nucleo investigativo di Caserta, partita da alcune segnalazioni raccolte dai loro colleghi di Castello di Cisterna mentre si dedicavano ad altre tematiche sempre inerenti il mondo dei rifiuti.

Il primo episodio che crea un alert nei carabinieri riguarda la procedura di gara negoziata indetta con determina del 14 gennaio 2020. Il 29 gennaio 2020, giorno di chiusura della procedura, Marrandino, ricostruiscono gli investigatori, si sarebbe recato presso gli uffici della Teknoservice, in zona Asi a Giugliano. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio 2020, Spaccone avrebbe incontrato Marrandino e il politico, in quella circostanza, avrebbe riferito che era stato riscontrato un errore nella documentazione amministrativa presentata dalla società, consentendo così alla Teknoservice di sanare l’irregolarità nella medesima procedura.

Un secondo passaggio è collocato al 13 maggio 2020: su invito di Spaccone, Marrandino avrebbe sollecitato l’ufficio ragioneria del Comune per la liquidazione delle somme dovute alla Teknoservice.

La contestazione prosegue con la nomina, l’11 agosto 2020, dell’architetto Francesco Pirozzi (per quanto ci risulta non indagato) a responsabile del quinto settore Ecologia-Ambiente-Sanità del Comune e, successivamente, a Rup della gara per la raccolta dei rifiuti. A detta dell’accusa, Pirozzi sarebbe stato indicato da Spaccone, tramite Vincenzo Liccardo (non presnete nell’elenco degli inquisiti), dipendente del Comune di Mugnano di Napoli, come soggetto in grado di favorire la Teknoservice nell’assegnazione del servizio.

Marrandino avrebbe inoltre interferito nelle determine di proroga del servizio in favore della Teknoservice, nella preparazione del nuovo appalto di igiene urbana e nell’affidamento delle deleghe Conai e del servizio ingombranti, a beneficio della Teknoservice e della società Be.Ma.

In cambio di queste agevolazioni, secondo i pm, Marrandino avrebbe ricevuto varie utilità. La prima il 17 novembre 2020, con l’assunzione – da lui richiesta, dice l’accusa – di Francesco Coppola (non indagato) presso la Be.Ma., con contratto part-time a tempo determinato, grazie all’intercessione di Spaccone.

La seconda utilità sarebbe stata una somma di denaro non precisata, contenuta in una scatola, consegnata il 22 febbraio 2021, due giorni prima della proroga del 24 febbraio, nel parcheggio antistante lo store Leroy Merlin di Giugliano: Magno l’avrebbe consegnata a Sementini, per conto di Spaccone, e Sementini l’avrebbe poi girata a Marrandino. Il denaro sarebbe stato messo a disposizione da Michele Oliviero (che non figura nell’elenco degli indagati), gestore di fatto della Be.Ma. con sede a Villa Literno, in viale delle Dune.

Infine, il 21 maggio 2021, cinque giorni prima della proroga del 26 maggio, sarebbe stata consegnata una somma di 9mila euro, suddivisa in quattro mazzette da 20 euro e una da 10 euro, nel parcheggio del Leroy Merlin del parco commerciale Auchan di Giugliano. Il denaro, destinato a Marrandino, venne però sequestrato dalla polizia giudiziaria a Sementini prima della consegna e successivamente restituito con decreto di non convalida.

È su questa sequenza di atti amministrativi e presunte utilità, collocata tra il 2019 e il 2021, che si fonda la nuova contestazione di corruzione a carico dell’attuale sindaco di Castel Volturno. Prima avevamo fatto cenno ad altre tre indagini che coinvolgono sempre Marrandino. Quali sono? Una, ancora in corso, ruota intorno a una presunta mazzetta che avrebbe ricevuto dall’ingegnere Daniele De Caprio, di Cancello ed Arnone, in cambio, sostiene l’accusa, di incarichi che avrebbe spinto per fargli ottenere dai dirigenti dell’ente. La seconda, per i pm dichiarata conclusa, è incentrata sulla presunta esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale in relazione alle amministrative che Marrandino ha vinto nel 2024. La terza, invece, è sempre connessa alla corruzione elettorale ed è inerente all’incarico di videoshooting assegnato dal Comune, quando era diventato sindaco, Salvatore Marcello. Marrandino e gli altri coinvolti nelle varie inchieste sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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‘La tangente coperta dai fondi della Be.Ma.’

Il 22 febbraio 2021 rappresenta uno dei passaggi chiave nella nuova inchiesta che ruota attorno a Pasquale Marrandino e agli affidamenti del servizio di igiene urbana del Comune. È in quella data, infatti, che gli inquirenti collocano la consegna della prima tranche di denaro contante destinata – secondo l’accusa – all’allora assessore, nell’ambito di un più ampio accordo illecito finalizzato a indirizzare la futura gestione dei rifiuti in favore della Teknoservice.

Un passaggio che assume un peso ancora maggiore se letto alla luce della tempistica amministrativa: il giorno successivo, il 23 febbraio 2021, il responsabile unico del procedimento, Francesco Pirozzi, bandisce la cosiddetta ‘gara ponte’ della durata di dieci mesi; appena ventiquattro ore dopo, con determina 85 del 24 febbraio, arriva un’ulteriore proroga trimestrale alla Teknoservice. Una sequenza che, per la Procura, non sarebbe casuale.

Secondo la ricostruzione investigativa fatta dai carabinieri, il denaro – di importo non quantificato – sarebbe stato messo a disposizione dall’imprenditore Michele Oliviero, gestore di fatto della Be.Ma., attraverso un meccanismo collaudato basato su fatturazioni false o gonfiate. La consegna materiale, però, non avviene direttamente: entra in scena Umberto Sementini, figura ritenuta centrale nel passaggio dei contanti.

Le intercettazioni raccontano una macchina organizzativa rodata. Nei giorni precedenti al 22 febbraio, Giuseppe Spacone – direttore della Teknoservice – coordina i movimenti, impartisce istruzioni e pianifica tempi e modalità. Giuseppe Magno, dipendente della società, viene incaricato di ritirare il denaro presso la Be.Ma. a Villa Literno e di recapitarlo seguendo indicazioni precise, evitando testimoni e attenendosi a un linguaggio in codice che esclude qualsiasi riferimento esplicito al contenuto della consegna.

Il pomeriggio del 22 febbraio, Magno raggiunge Villa Literno, ritira il denaro, ricostruiscono i carabinieri, e lo nasconde in una scatola, come emerge da conversazioni intercettate in cui traspare anche la tensione per l’operazione in corso. La consegna avviene poco dopo nel parcheggio del parco commerciale di Giugliano, nei pressi del Leroy Merlin. Ad avvicinarsi all’auto è Umberto Sementini, che prende in consegna la scatola e si allontana a bordo di una Opel Crossland.

È proprio questo episodio, secondo la Procura, a cristallizzare il ruolo di Sementini come terminale del denaro destinato a Marrandino, in un contesto nel quale i rapporti personali e politici assumono rilievo: la moglie di Sementini, Veronica Sperlongano, all’epoca era consigliera comunale di maggioranza a Castel Volturno.

Per gli inquirenti, la consegna del 22 febbraio non è un episodio isolato, ma parte di un disegno più ampio, costruito per garantire continuità e vantaggi alla Teknoservice nella gestione del servizio rifiuti. Un disegno che si rifletterebbe nelle decisioni amministrative adottate a stretto giro di posta e che troverebbe riscontro in una fitta trama di intercettazioni, incontri riservati e passaggi di denaro.

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