ORTA DI ATELLA – È una sequenza di incontri riservati, contatti informali e conversazioni registrate a scandire la vicenda che ha portato all’arresto – poi non convalidato – dell’ex assessore all’Urbanistica di Orta di Atella, Antonio Russo, e di Biagio Tessitore. Una ricostruzione dettagliata, quella fatta dalle fiamme gialle, che il giudice per le indagini preliminari Agostino Nigro ha ripercorso passo dopo passo prima di rigettare la richiesta di misura cautelare avanzata dal pm Giovanni Corona della Procura di Napoli Nord e disporre la liberazione dei due indagati.
La tesi della Procura
Secondo l’impostazione accusatoria, tutto prende avvio dalla denuncia presentata il 15 gennaio scorso da un imprenditore. L’azienda a cui risulta collegato aveva acquistato, nell’ambito di una procedura fallimentare, un complesso immobiliare situato a Orta di Atella, composto da 35 unità, ritenute affette da irregolarità urbanistiche. L’obiettivo dell’operazione era ottenere il cambio di destinazione d’uso in residenziale, passaggio che – secondo la persona offesa – avrebbe garantito un rilevante ritorno economico.
Nel racconto dell’uomo d’affari entra inizialmente in scena Biagio Tessitore, indicato come soggetto in grado di facilitare i contatti. Successivamente, secondo quanto riferito nella denuncia, sarebbe stato Angelo Brancaccio, ex sindaco di Orta di Atella (non indagato), a fornire il nome e il numero di Antonio Russo, all’epoca assessore all’Urbanistica del Comune, come figura capace di ‘seguire’ la pratica. Seguono incontri diretti e ulteriori contatti, alcuni dei quali avvenuti presso lo studio privato di Russo, alla presenza dello stesso Tessitore.
È in questa fase che, sempre secondo l’ipotesi della Procura, emergono le richieste di denaro per ottenere il risultato amministrativo. Le somme prospettate oscillano inizialmente su cifre molto elevate, fino a 130mila euro, poi ridimensionate prima a 40mila e infine a 30mila euro. Landolfo parla di pressioni insistenti e decide di documentare gli incontri, registrando alcune conversazioni. In uno dei dialoghi trascritti si fa riferimento al conteggio del denaro, in un altro alle pratiche tecniche e agli accatastamenti da completare.
Il blitz della finanza
La Procura valorizza anche il momento della consegna del contante: le banconote, fotocopiate prima dell’incontro, vengono successivamente rinvenute dalla guardia di finanza nella disponibilità dell’indagato (quando esegue il blitz nel suo studio). Un passaggio che, per l’accusa, costituirebbe un riscontro decisivo della dazione indebita e dell’abuso legato alla funzione pubblica ricoperta da Russo.
Proprio in quei giorni, a seguito della perquisizione delle fiamme gialle e dell’arresto, Antonio Russo rassegna le dimissioni da assessore all’Urbanistica, lasciando l’incarico amministrativo.
La decisione del giudice
Il giudice, pur ritenendo utilizzabili le registrazioni – qualificate come documentazione dei fatti e non intercettazioni – giunge infatti a conclusioni diverse dalla Procura. Nell’ordinanza evidenzia come dalle conversazioni e dalla stessa denuncia non emerga un esercizio di pressione riconducibile alla qualifica di pubblico ufficiale. I dialoghi restituiscono piuttosto, secondo il gip, il quadro di un rapporto opaco tra professionista e cliente, privo di elementi di costrizione o intimidazione tipici della concussione.
Il giudice sottolinea inoltre la necessità di distinguere la posizione di Russo amministratore da quella di Russo geometra libero professionista, ritenendo che le somme richieste possano al più essere interpretate come compensi professionali, seppur gestiti in maniera irregolare, e non come il prezzo di un abuso di funzione. Quanto a Tessitore, la sua figura viene ricondotta a quella di intermediario, senza un ruolo determinante nell’esercizio di poteri pubblici.
Da qui la decisione: rigettata la richiesta di domiciliari avanzata dalla Procura e disposta l’immediata liberazione dei due indagati, entrambi assistiti dall’avvocato Mario Griffo. La vicenda resta aperta sul piano investigativo ma, allo stato – conclude il gip – non emergono gravi indizi di colpevolezza tali da sostenere l’ipotesi di concussione. Resta ferma, come sempre, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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