Ribaltone su chi paga la bonifica, il caso Bagnoli diventa nazionale

158
Bagnoli

NAPOLI – L’addio alla grande spiaggia pubblica, il ribaltone che ha portato l’onere della bonifica dei Bagnoli non più a chi ha inquinato, bensì allo Stato, il destino in bilico del borgo Coroglio: il cambio di scenario completo, a favore dei privati, su Bagnoli è finito all’attenzione nazionale domenica sera grazie a un approfondito servizio di Report, andato in onda su Rai3. Temi di cui anche su queste colonne ci occupiamo da mesi, da anni. Il sindaco Gaetano Manfredi ha deciso di rispondere alle domande di Report, cercando di giustificare il fatto che con l’America’s Cup ha avviato tutta una serie di interventi, puntualmente in deroga rispetto ai normali iter burocratici, che contraddice il progetto originario che prevedeva la rimozione della colmata e la bonifica integrale (aspetti sollecitati anche alcuni anni fa dalla Corte dei Conti che sollecitava l’immobilismo). Manfredi ha detto a Report che “nell’area del Sin nessuno fa il bagno”. Parole che ogni napoletano potrebbe serenamente contestare, con cognizione di causa o con esperienza diretta. Come abbiamo segnalato su queste colonne, a Bagnoli per l’America’s Cup sull’area dell’attuale colmata, con una bonifica parziale e il tombamento del terreno, sorgeranno le strutture per ospitare i team della competizione velica. Con tanto di porto per le imbarcazioni del defender e degli sfidanti.

“Sarà un villaggio temporaneo”, spiega Manfredi. “Lì verranno ricoverate le barche”. Ma, osserva il servizio, i rendering mostrano una consistente colata di cemento, ben lontana dall’idea originaria di restituzione integrale del mare alla città. A Manfredi viene sottoposto anche il rendering dell’amministrazione De Magistris che prevedeva tutt’altro progetto: “La spiaggia pubblica? Quel rendering è cinematografico, poi bisogna passare alla realtà”, ha aggiunto. E poi c’è la questione della spesa per la bonifica. La trasmissione ha ricordato l’accordo che ha visto Invitalia acquisire gratuitamente l’area dal gruppo Caltagirone, senza che la bonifica venga effettuata dal privato, come prevedeva un’ordinanza dell’amministrazione De Magistris. Manfredi replica: “La mancanza della disponibilità dell’area ha determinato il blocco. Il regalo non l’ho fatto io. Nessuno è riuscito a obbligare il privato a bonificare”. Ma le perplessità restano.

Franco Di Mauro, della rete sociale No Box, chiede l’intervento della Corte dei Conti: “Il costo della bonifica non è stato definito. Il valore degli immobili non è conosciuto e sugli atti parte di quel valore è stato cancellato con un pennarello. Dobbiamo sapere se il valore degli immobili pareggia quello della bonifica”. Invitalia ha poi affidato attività per 269 milioni di euro a un raggruppamento di imprese guidato da Greenthesis, con Vianini Lavori, riconducibile al gruppo Caltagirone. Quindi non solo chi inquina non paga, ma ad- dirittura chi inquina viene pagato per rimette in ordine. “Ha vinto la gara”, commenta Manfredi. “Se ha vinto regolarmente, non vedo per- ché non potesse partecipare”. Da Invitalia arriva la replica ufficiale: la transazione è stata sottoscritta nel 2024, con il parere dell’Avvocatura dello Stato, per evitare ulteriori ritardi; la gara è stata europea e sottoposta alla vigilanza di Autorità Nazionale Anticorruzione. Regole rispettate, quindi. Scelte puramente politiche, quindi, evidentemente.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome