Saviano, incendia auto della polizia locale: meccanico voleva vendicarsi di una sanzione

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Auto incendiata a Saviano
Auto incendiata a Saviano

SAVIANO – La pioggia batteva forte su piazza XI Agosto nella notte dello scorso 10 gennaio, ma non è bastata a spegnere il fuoco della ritorsione, né a coprire le tracce di un’azione che pareva studiata nei minimi dettagli. Una vendetta consumata nell’ombra, nata da un banale controllo stradale e finita con l’esplosione di un’autovettura della polizia locale. Oggi quella ferita al cuore delle istituzioni cittadine ha un nome e un volto: quello di Carmine La Manna, 41 anni, meccanico del posto, raggiunto da un’ordinanza di divieto di dimora firmata dal gip del Tribunale di Nola, Gemma Sicoli.

Sono le 2:30 della notte. Un uomo si muove con passo sicuro verso il parcheggio del comando dei vigili urbani. Si ripara con un ombrello rosso bordeaux, indossa abiti scuri e scarpe bianche che spiccano nell’oscurità. Non è un passante qualsiasi: si dirige dritto verso la Mahindra Kuv di servizio. La sua non è l’azione maldestra di un vandalo, ma il colpo chirurgico di un esperto. L’uomo versa del liquido infiammabile esattamente nella griglia anteriore sinistra, vicino al parabrezza. Sa che lì, sotto le bocchette d’areazione, il combustibile scivolerà direttamente sul cuore del motore. Pochi secondi dopo, la fiammata: l’auto viene avvolta da un incendio che la divora in pochi minuti, nonostante l’intervento dei vigili del fuoco.

Il sospetto degli inquirenti cade subito su La Manna. A marzo del 2025, la comandante della polizia locale, Giuseppina Starace, lo aveva fermato alla guida della sua auto: niente assicurazione, sequestro del mezzo e una multa salata. Un affronto che il meccanico non avrebbe mai dimenticato. Il suo lavoro, inoltre, spiegava quella inquietante precisione nel piazzare l’innesco: chi meglio di un esperto di motori sa dove colpire per distruggere un veicolo con pochi centilitri di benzina?

A incastrare l’indagato è stato un minuzioso lavoro di “pedinamento elettronico”. I carabinieri della compagnia di Nola hanno analizzato ben 16 telecamere, ricostruendo il percorso dell’attentatore. L’uomo con l’ombrello rosso era arrivato a piedi, ma dopo il rogo era sparito in via degli Orti, proprio dove era parcheggiata una Fiat Panda rossa intestata a La Manna. Il pezzo finale del puzzle è arrivato con la perquisizione domiciliare. Nell’officina-abitazione di via Tommasoni, i militari hanno rinvenuto un giubbino nero e, soprattutto, un paio di scarpe bianche con un caratteristico inserto nero sul tallone.

Gli esperti della polizia giudiziaria hanno confrontato quei fotogrammi sgranati della notte dell’incendio con le scarpe sequestrate: la sagoma della suola “oversize” e quella macchia nera sul tallone coincidevano perfettamente. Per il gip Sicoli non ci sono dubbi: il quadro indiziario è “grave, preciso e concordante”. L’azione è stata definita “pianificata e ritorsiva”, sintomo di una pericolosità sociale che non può essere ignorata. Per questo motivo, l’indagato è stato allontanato dalla sua città: non potrà più rimettere piede a Saviano senza l’autorizzazione del giudice. La giustizia, proprio come quella pioggia di gennaio, alla fine ha bagnato i sogni di impunità del meccanico colpevole di aver trasformato una multa in un atto di guerra.

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