Sequestrati pozzi contaminati all’ex Saint Gobain. Il pm: “I governi locali sapevano”

Il procuratore della Repubblica, Maria Antonietta Troncone, punta il dito contro le amministrazioni locali

Vigili vicino ai pozzi incontaminati (Foto Lapresse/Davide Gandossi x Tiziano Manzoni)

MILANO – Erano contaminati da metalli pesanti, in particolare arsenico, con valori fino a 850 volte il livello consentito, i 12 pozzi d’acqua sequestrati lunedì dai carabinieri nel Comune di San Nicola la Strada, nel casertano. I pozzi erano utilizzati per uso domestico e fertirrigazione (una tecnica che consente la distribuzione dei fertilizzanti insieme all’acqua d’irrigazione). La Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha emesso un decreto d’urgenza convalidato dal gip l’8 febbraio scorso, parla di “assoluto allarme destato da valori accertati, catastrofici. Che hanno comportato la necessità di approfondire la storia del sito”.

E’ quindi emerso che l’area denominata ‘Piscina Rossa’ venisse utilizzata in passato come recapito delle acque di processo delle attività industriali dell’ex fabbrica di produzione del vetro Saint Gobain. Che si trovata nel sito dal 1958 e che ha terminate le attività nel 1988. In quell’anno è avvenuta la dismissione totale e il passaggio di tutta l’area alla Progetto Industrie Sri.

Il procuratore della Repubblica, Maria Antonietta Troncone, punta il dito contro le amministrazioni locali

Dal 1991 il Comune di Caserta ha approvato alcune variazioni di destinazione urbanistica del sito. Passato da area industriale a zona a insediamenti produttivi e terziari fino all’urbanizzazione a uso abitativo. “Senza che si palesasse la seria preoccupazione per rendere compatibile il vecchio uso, con la nuova destinazione”, sottolineano i magistrati. “Già a partire dagli anni ’80 la cava è stata colmata con materiali presumibilmente di risulta provenienti sia dalla ex Saint che da terreni di sbancamento. E nel 1981 la vasca era completamente interrata”, spiegano ancora gli inquirenti.

Il procuratore della Repubblica, Maria Antonietta Troncone, punta il dito contro le amministrazioni locali sebbene al momento non ci siano indagati. “Il quadro è parziale. E non consente di attribuire precise responsabilità in capo a singoli soggetti. In ogni caso evidenzia come la situazione fosse nota dal 2010 ai livelli locali di governo del territorio”, scrive nell’ordinanza. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si è complimentato con i carabinieri di Caserta e con la Procura di Santa Maria Capua Vetere. “Crimini ambientali come questo, hanno bisogno di collaborazione e azione sinergica per approfondire tutti i profili di responsabilità”, sottolinea il ministro.

(LaPresse)

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