“Serve un cuore entro domani”: appello per salvare la vita di un bimbo dopo il caso dell’organo ‘bruciato’

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Ospedale Monaldi

NOLA – Restano ormai poco più di 24 ore per salvare la vita del bambino di due anni e tre mesi al quale è stato impiantato un cuore “bruciato”. L’appello, lanciato dalla famiglia attraverso il legale Francesco Petruzzi, è drammatico: “Serve un nuovo cuore entro 48 ore”, ha dichiarato ieri il legale. Un tempo che, con il passare delle ore, si è ormai dimezzato e continua a diminuire inesorabile.

Il bambino è ricoverato all’ospedale Monaldi ed è collegato all’Ecmo, il macchinario che mantiene la circolazione extracorporea. Si tratta di una soluzione temporanea: una corsa contro il tempo che tiene con il fiato sospeso medici e familiari.

Dietro l’emergenza si nasconde una vicenda complessa e ancora tutta da chiarire. I carabinieri di Nola e Marigliano, impegnati nelle indagini dalla Procura di Napoli (VI Sezione specializzata in “Lavoro e colpe professionali”, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci), hanno acquisito nelle scorse ore tutta la documentazione: la cartella clinica e gli accertamenti diagnostici finora eseguiti sul trapianto di cuore a cui è stato sottoposto il bambino lo scorso 23 dicembre.

Al piccolo era stato destinato il cuore donato da un bambino di quattro anni, espiantato a Bolzano. Secondo quanto denunciato dai genitori, però, l’organo sarebbe arrivato a Napoli in condizioni non ottimali, probabilmente compromesso durante la fase di conservazione e trasporto con l’utilizzo di ghiaccio secco, in pratica anidride carbonica. Nonostante le criticità, l’intervento era stato avviato perché il piccolo paziente era già stato preparato per il trapianto.

Successivamente il bambino ha affrontato una grave emorragia che lo ha temporaneamente fatto uscire dalla lista dei riceventi, per poi reinserirlo dopo aver superato la fase critica. Ora, però, le sue condizioni restano estremamente delicate.

La vicenda è al centro di due indagini: una della Procura di Napoli e una della Procura di Bolzano, dove è stato effettuato l’espianto. Gli investigatori stanno acquisendo tutta la documentazione per verificare se le procedure – dalla conservazione al trasporto fino all’impianto – siano state eseguite nel rispetto degli standard. I reati ipotizzati, al momento, sono lesioni colpose e omissioni di atti d’ufficio.

Intanto, l’attività di trapianto pediatrico al Monaldi è stata temporaneamente sospesa, così come la direttrice del reparto di cardiochirurgia e due medici. L’Azienda ospedaliera dei Colli ha precisato in una nota che i provvedimenti adottati nei confronti dei tre non hanno natura disciplinare, ma sono legati esclusivamente a esigenze organizzative conseguenti allo stop del percorso trapiantologico. “Sarà l’autorità giudiziaria – sottolinea l’azienda – a ricostruire puntualmente la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità, valutando i diversi passaggi operativi e decisionali che hanno caratterizzato la vicenda”.

“Mio figlio è un combattente, è un guerriero”, ha detto la madre ieri mattina al Tg3 Campania.

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