Sgominata la banda delle rapine in banca: arrestati in 7

Sgominata la banda delle rapine in banca, arrestati in sette
Sgominata la banda delle rapine in banca, arrestati in sette

NAPOLI – La polizia ferma una presunta banda di rapinatori. All’alba di ieri gli specialisti dell’Antirapina della squadra fermano sette persone. Nella misura cautelare sono contestati diversi raid: una rapina in banca alla Bper in via Alessandro Rossi a Volla, un’altra in un ufficio postale a Castelvoturno e un tentato raid in un ufficio postale a Scafati. Sette misure cautelari eseguite poco prima dell’alba. 

Secondo la ricostruzione della Procura, a capo c’era Vincenzo Esposito, 59 anni, alias il francese. 

Per gli inquirenti non ci sono dubbi: la lente è stata puntata su dei ‘professionisti’ delle rapine. Per diversi motivi. Vediamo perché. 

I colpi duravano oltre un’ora.  Attendevano l’apertura della cassaforte con i dipendenti e i clienti, presi in ostaggio, sotto la minaccia delle armi. Insomma gli assalti non erano improvvisati. Anzi. Era studiato tutto nei dettagli. 

Sempre nell’ordinanza cautelare, i bottini ingenti: a Volla portarono via circa 180mila euro. Gli esperti dell’Antirapina hanno lavorato per settimane per chiudere il cerchio.

Hanno pedinato gli indagati per giorni. Sempre secondo le gli investigatori, Vincenzo Esposito era abile e rapido nel travestimento. Prima di entrare  nelle banche si travestivano per eludere i controlli. Gli altri arrestati sono Francesco Flessigno, 45 anni, di Marano (già ai domiciliari), Giovanni D’Ambrosio, Enrico Iale, Tommaso Esposito, incensuratoe Alessio Taurino, 22 anni, di Castelvoturno (già detenuto al carcere di Santa Maria Capua Vetere, difeso dall’avvocato    Ferdinando Letizia). Iale e D’Ambrosio sono difesi dall’avvocato Fabrizio De Maio.

Gli inquirenti hanno ricostruito i singoli episodi, poi descritti nell’ordinanza cautelare. Arrivavano sul posto con auto e motorini. Esposito si travestiva in auto con parrucche, occhiali, cappotti e abiti da donna. Entravano in banca camuffati, toglievano le armi alle guardie giurate e prendevano in ostaggio tutti, per attendere che il direttore aprisse la cassaforte temporizzata (sessanta minuti). Poi tornavano alle auto e alle moto, per fuggire con il denaro.

Le persone arrestate abitano nei quartieri Decumani, Mercato, San Giovanni a Teduccio e a Volla.

Gli accertamenti della squadra mobile proseguono anche in queste ore. E sviluppi potrebbero arrivare nei prossimi giorni.  

A Volla raid da 180mila euro

Gli investigatori hanno pochi dubbi: gli indagati sono accusati di rapine in banca commesse da ‘professionisti’. Sangue freddo, clienti e dipendenti presi in ostaggio sotto la minaccia delle armi, per attendere l’apertura della cassaforte temporizzata, o dei bancomat. Bottini da capogiro: 180mila euro in banca a Volla. Travestimenti da donna, parrucche, borse, occhiali. Ma anche da operai. Insomma colpi studiati nei dettagli. Ci sono voluti mesi, per chiudere i cerchio. Nemmeno le guardie giurate armate degli istituti di credito riuscivano a fermarli: sfruttavano l’effetto sorpresa con i i travestimenti. Ma il gruppo dell’Antirapina della squadra mobile è riuscito a trovare i riscontri. Fino alla misura cautelare all’alba di ieri. 

Flessigno e Taurino bloccati a marzo

Francesco Flessigno e Alessio Taurino a marzo erano stati fermati per rapine agli uffici postali a Caserta e Villa Literno.

Gli arresti erano stati convalidati per il 45enne di Marano e il 22enne di Castelvoturno.

Taurino è il figlio del più noto Ciro Taurino, alias Ciruzz e Pescopagano. 

Durante l’udienza di convalida, il gip Daniela Vecchiarelli del tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva ritenuto sufficienti gli elementi raccolti dalle forze dell’ordine. 

Gli investigatori fanno sapere che le indagini erano partite a gennaio dopo un colpo nell’ufficio postale in via Ferrarecce (il 25 gennaio). 

Gli investigatori ascoltarono a lungo i testimoni, per ricostruire la dinamica: uomini travisati si erano introdotti all’interno dell’ufficio e, sotto la minaccia di una pistola, si erano fatti consegnare dalla direttrice, parte dell’incasso.

Poi erano fuggiti con il denaro. Non solo. Le indagini non erano terminate. Anzi.

Poco più tardi gli inquirenti puntarono i riflettori su altre due tentate rapine: il 23 gennaio a Caserta in via Fabricat e il 7 febbraio a Villa Literno. 

Secondo i testimoni, in questi due casi i rapinatori erano riusciti a entrare negli uffici postali, ma non avevano preso nulla.

In pratica erano fuggiti a mani vuote. 

Le verifiche delle forze dell’ordine sono tuttora in corso.

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