Siria, la ricostruzione sarà un affare pericoloso: l’Italia rischia

Dietro ai progetti si nascondono parecchie insidie


Un paese maltrattato, violentato, svuotato dei suoi abitanti. Appare così oggi la Siria, in cui sono ancora in corso i bombardamenti, ma i potenti ancora non ne hanno abbastanza. Il Paese va ora ricostruito, come Damasco da mesi sottolinea. Un bottino che le comunità internazionali già vogliono intascarsi.

Russia e Iran mettono le mani sulla Siria

Quasi sicuramente, a occuparsi della ricostruzione della Siria saranno due paesi su tutti: la Russia e l’Iran. Entrambi gli Stati sono stati coinvolti in numerosi crimini di guerra durante il conflitto. Intanto, proseguono su larga scala gli illeciti interni. Finanziamento di gruppi paramilitari filo-governativi, contrabbando, rapimenti. Solo alcune delle attività criminali compiute dai grandi imprenditori siriani con stretti legami col governo, che consentirà loro di ricostruire il paese che loro stessi hanno contribuito a devastare.

Damasco si prepara alla ricostruzione

Il governo ha già promulgato una serie di leggi che puntano a punire comunità note per essere oppositrici del governo e modificare la demografia del Paese. Le nuove leggi consentiranno infatti di espropriare proprietà private senza prevedere un risarcimento adeguato né un alloggio alternativo. Una situazione da cui l’Italia farebbe meglio a tenersi alla larga.
La Syrian Legal Development Programme, un’organizzazione per i diritti umani, è già stata chiara: se Roma volesse partecipare alla ricostruzione del paese in collaborazione con Damasco, rischierebbe di incorrere in responsabilità civile o penale.

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