CASERTA – Un’alba gelida quella di oggi, 29 gennaio 2026, che ha scoperchiato un presunto sistema di corruzione radicato nel cuore stesso della giustizia locale. Alle prime luci del giorno, un’imponente operazione congiunta della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Caserta ha dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura capitolina. Nel mirino degli investigatori sono finiti sette professionisti, tra Giudici di Pace e avvocati, tutti gravemente indiziati di aver orchestrato e alimentato un vorticoso giro di truffe assicurative basate su sinistri stradali completamente fittizi.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha svelato una macchina criminale apparentemente ben oliata, una vera e propria filiera del falso sinistro. Al centro del sistema, secondo gli inquirenti, vi era un gruppo di avvocati senza scrupoli che non si limitavano a patrocinare le cause, ma ne curavano la regia occulta dall’inizio alla fine. Il loro compito era quello di costruire a tavolino incidenti mai avvenuti, reclutare finti danneggiati e testimoni, e infine pilotare l’intero iter giudiziario per garantirsi lauti risarcimenti. Per farlo, i legali avrebbero coltivato una rete di contatti e connivenze a tutti i livelli: dai consulenti tecnici d’ufficio (CTU), nominati dagli stessi giudici per le perizie, al fine di ottenere valutazioni di danno gonfiate e favorevoli, fino ai medici e ai liquidatori delle compagnie assicurative, presumibilmente ammorbiditi per chiudere un occhio sulle evidenti anomalie delle pratiche.
Il meticoloso lavoro investigativo, condotto fianco a fianco dalla Squadra Mobile e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle di Caserta, ha permesso di individuare un “filo rosso” che legava decine di incidenti, apparentemente distinti per tempi, luoghi e protagonisti. Le dinamiche, però, erano quasi sovrapponibili, un copione recitato più e più volte: l’investimento di un pedone sulle strisce pedonali, l’urto con un ciclista, a volte persino a bordo di un pittoresco tandem a due posti. Un dettaglio, su tutti, ha insospettito gli investigatori: la sistematica assenza sul luogo del presunto sinistro di pattuglie delle Forze di Polizia, un’anomalia che evitava la redazione di verbali ufficiali e lasciava campo libero alla narrazione fraudolenta.
Ma il cuore nero dell’inchiesta riguarda il presunto coinvolgimento di alcuni Giudici di Pace in servizio presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Secondo l’accusa, questi magistrati onorari, a fronte del pagamento di somme di denaro, avrebbero emesso sentenze compiacenti, accogliendo senza batter ciglio le richieste di risarcimento per danni fisici e morali avanzate dagli avvocati complici. Un tradimento della toga che avrebbe permesso al sistema di prosperare, garantendo la liquidazione di ingenti somme da parte delle compagnie assicurative.
A seguito delle pesanti risultanze investigative, il GIP di Roma ha emesso un’ordinanza severa. Per tre Giudici di Pace è scattata la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per la durata di un anno. Stessa sorte per tre avvocati, ai quali è stato temporaneamente vietato di esercitare la professione per un anno. La misura più grave, quella degli arresti domiciliari, è stata disposta per un ulteriore legale, ritenuto figura centrale del sodalizio. Parallelamente, gli investigatori hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un valore complessivo di oltre 300.000 euro, somma ritenuta il profitto del reato.
È d’obbligo precisare, come sottolineato dagli stessi inquirenti, che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva. I provvedimenti odierni sono stati adottati senza il preventivo contraddittorio con le difese, che si svolgerà nelle sedi competenti davanti a un Giudice terzo, il quale potrà valutare la sussistenza delle accuse o, al contrario, l’assenza di ogni forma di responsabilità.





















