
CASAL DI PRINCIPE – La disponibilità di canali per il reperimento di denaro falso, da utilizzare per l’acquisto di stupefacenti e per affari da sviluppare in Africa: è uno degli elementi che emergono dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia che ha riportato al centro della scena criminale Pasquale Apicella, detto ’o bellomm. Un’inchiesta complessa, che ricostruisce il ritorno all’operatività del casalese poco dopo la sua scarcerazione e che ha coinvolto complessivamente 29 persone. È in questo quadro più ampio che gli investigatori collocano una serie di episodi emblematici, utili a definire il ruolo e la caratura criminale dell’indagato.
I nuovi affari
Tra questi c’è una conversazione intercettata nella quale Apicella, dialogando con Domenico Galasso, riferisce di aver individuato un fornitore di banconote false nell’area di Afragola. Denaro che, secondo quanto emerge dai brogliacci, sarebbe stato destinato sia all’acquisto di sostanze stupefacenti sia a operazioni da sviluppare nel continente africano. Un passaggio che, per l’accusa, non rappresenta una semplice esternazione, ma segnala l’esistenza di contatti e progettualità che superano il contesto locale, inserendo Apicella in una dimensione criminale più strutturata.
Da seconda linea a nuovo riferimento del clan
Il ritorno in scena di Apicella si inserisce, secondo gli investigatori, in una dinamica nota: da un lato l’anzianità mafiosa, con i relativi ‘scatti di carriera’, dall’altro le congiunture giudiziarie determinate dagli arresti dei padrini storici, che aprono spazi di manovra per figure rimaste a lungo in secondo piano. Negli anni in cui a guidare il clan dei Casalesi c’erano ancora uomini cresciuti all’ombra di Antonio Bardellino, Apicella non rivestiva ruoli di vertice. Oggi, dopo un lungo periodo di detenzione e il rientro a Casal di Principe, sarebbe diventato – secondo l’impianto accusatorio – un punto di riferimento per soggetti interni o contigui al mondo criminale.
È per questa ragione che, stando a quanto si apprende dalle indagini, Apicella viene chiamato a intervenire per risolvere controversie personali, debiti, questioni lavorative e affari illeciti. Un ruolo che, per gli inquirenti, richiama quello del ‘Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo’: non un semplice intermediario, ma una figura riconosciuta e ascoltata, capace di orientare decisioni e garantire soluzioni.
La mediazione immobiliare
Una delle vicende più significative in questo senso è quella che ruota attorno a Villa Sarina, un immobile di pregio situato a San Mauro Cilento. La storia emerge dalle intercettazioni e coinvolge, a vario titolo, Apicella, Domenico Galasso – ritenuto esponente di spicco della mafia vesuviana – ed Emiddio Fusco (entrambi non indagati), sullo sfondo di un presunto debito contratto da quest’ultimo nei confronti di Galasso. Il 14 novembre 2022, all’interno dell’abitazione monitorata dei coniugi Apicella, Fusco manifesta il proprio timore per alcune minacce ricevute. Apicella lo rassicura, spiegando di essere già intervenuto in sua difesa e vantando apertamente la propria capacità intimidatoria: racconta di essersi trovato di fronte a ‘venti di loro’ e di averli messi ‘come i cagnolini’, ridimensionando al tempo stesso il creditore, definito un ‘pucchiacchiello’ rispetto a “noi”.
Nel corso della conversazione, Apicella pone un limite netto: la casa di Fusco non deve essere toccata. L’abitazione – sottolinea – deve restare dov’è, anche per la presenza del suocero malato e della famiglia. La soluzione individuata passa invece per un altro bene, una villa ad Acciaroli intestata alla moglie di Fusco. Quest’ultimo consegna ad Apicella la documentazione e le chiavi dell’immobile, spiegando che dalla vendita si potrebbero ricavare circa 450mila euro.
Le intercettazioni restituiscono uno spaccato dettagliato delle modalità operative: si parla del valore dell’immobile e delle cifre che sarebbe stato possibile ricavare dalla vendita. Fusco riferisce di aver lasciato il telefono altrove per evitare intercettazioni e ribadisce che ogni operazione deve prevedere il passaggio di denaro: “a gratis non si possono fare donazioni”.
La ricompensa
Dopo l’uscita degli ospiti, Mariapia Apicella chiede al marito chiarimenti sul compenso promesso per l’intermediazione. Apicella rassicura: il denaro arriverà per Natale. Nelle more, viene promessa anche la consegna di una nuova Fiat 500X con cambio automatico.
Poco dopo, un’ulteriore conversazione documenta la consegna delle chiavi di Villa Sarina a Galasso. È in quel contesto che Apicella torna a parlare del fornitore di denaro falso e degli affari in Africa, collegando la mediazione immobiliare a un sistema di traffici più ampio, che per l’accusa si inserisce pienamente nell’operatività del sodalizio.
Il dialogo intercettato si estende infine ad altri affari, dalle truffe sui bonus edilizi alle indagini in corso presso diverse Procure. Ed è qui che Apicella mostra piena consapevolezza del proprio peso criminale: qualunque coinvolgimento, anche marginale, comporterebbe automaticamente la contestazione del reato associativo. ‘Noi siamo noi l’associazione’, afferma senza esitazioni.
Una frase che, per gli investigatori, sintetizza l’intero impianto accusatorio: Apicella non agirebbe come un soggetto isolato, ma come parte integrante di un sistema mafioso, consapevole della propria forza e del proprio ruolo. Un ‘sindaco’ criminale capace di mediare, intimidire, garantire e incassare, muovendosi tra affari immobiliari, traffici di droga e proiezioni internazionali.
Gli arresti
L’inchiesta che ruota intorno alla figura di Apicella ha portato, lo scorso dicembre, all’emissione di cinque misure cautelari. Tra i destinatari dei provvedimenti, emessi dal gip Nicola Marrone, c’è anche ’o bellomm, accusato di associazione mafiosa, insieme ad altri quattro soggetti ritenuti responsabili di reati legati al traffico di droga. I pm Vincenzo Ranieri e Simona Belluccio hanno nei giorni scorsi presentato appello al Riesame contro la decisione del giudice, che aveva negato l’arresto per altri nove indagati – accusati a vario titolo di mafia, ricettazione ed estorsione – nell’ambito del procedimento che coinvolge complessivamente 29 persone.
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