Soldi in cambio di voti per le Comunali a Castel Volturno: indagati il sindaco Marrandino e il suo vice, Zannini e Caterino

Un bar di Ischitella punto di riferimento della presunta compravendita per le Amministrative a Castel Volturno

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Il sindaco Marrandino, il su vice Natale e il consigliere regionale Zannini
Il sindaco Pasquale Marrandino, il su vice Giulio Natale e il consigliere regionale Giovanni Zannini

CASERTA – Al primo turno delle Amministrative del 2024, a scegliere Pasquale Marrandino erano stati in 3.754 (il 33,88 per cento dei voti). Un risultato che gli aveva consentito di accedere al ballottaggio del 24 giugno: un testa a testa con Anastasia Petrella che vinse raggiungendo il 51,58 per cento; non un plebiscito, ma sufficiente a fargli guadagnare la carica di primo cittadino di Castel Volturno. Ma una parte di quei consensi, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Brunni, non sarebbe stata frutto di una libera scelta elettorale. È questo l’assunto al centro di un secondo filone d’indagine, coordinato dai pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, che segue e affianca l’inchiesta già avviata nei mesi scorsi – e tuttora in corso – con protagonista sempre Marrandino, sulla presunta corruzione per affidamenti tecnici all’ingegnere Daniele De Caprio.

Un’associazione stabile per alterare il voto

Nel nuovo fascicolo risultano indagati, insieme al sindaco, Giulio Natale, attuale numero due dell’amministrazione di Castel Volturno, Michele Cantone, 40 anni, e Michele Antolini, 37 anni. Ai quattro, tutti di Castel Volturno, viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata all’organizzazione di un sistema di voto di scambio.
Secondo la Procura, gli indagati si sarebbero associati tra loro e con altre persone al momento non identificate, dando vita a un’organizzazione stabile e strutturata, caratterizzata da una precisa ripartizione dei compiti, con l’obiettivo di commettere una serie indeterminata di reati, in particolare quelli legati alla corruzione elettorale e all’alterazione della libera formazione del voto.
La finalità dell’associazione, nell’impostazione accusatoria, era quella di garantire un pacchetto di consensi a favore di Marrandino e di Natale in occasione delle ultime elezioni amministrative (ballottaggio compreso).

La compravendita dei voti

Gli inquirenti, sulla base degli accertamenti svolti dai carabinieri dell’Arma di Caserta, descrivono un sistema rodato e reiterato nel tempo, operativo almeno a partire dal mese di maggio 2024, poco prima delle urne. Al centro del presunto meccanismo vi sarebbe stato il bar ‘Quattro Stagioni’ (nella foto) di Ischitella, indicato negli atti come base logistica dell’organizzazione.

All’interno del locale sarebbe stato posizionato un banco fisso, utilizzato quotidianamente per la consegna di denaro contante agli elettori. Qui Michele Cantone, insieme a un altro soggetto non ancora identificato, avrebbe ricevuto e convocato singoli elettori, che si presentavano in fila per ottenere il compenso promesso. Le somme indicate dagli investigatori oscillano tra 50 e 70 euro per ciascun voto, consegnate in cambio dell’impegno a votare per la lista ‘Marrandino-Natale’. Contestualmente, agli elettori sarebbe stato mostrato il facsimile della scheda elettorale, con indicazioni precise su come esprimere il voto e su quale sezione elettorale recarsi, così da ridurre il rischio di “dispersione” del consenso acquistato.

I ruoli

Marrandino e Natale vengono indicati come promotori e organizzatori dell’associazione. A loro viene attribuito il compito di reperire e fornire il denaro, proveniente – secondo l’accusa – da imprenditori finanziatori della zona, nonché quello di promettere ulteriori utilità, come posti di lavoro, regalie o futuri appalti e affidamenti pubblici, in cambio della promessa di voto.
Cantone avrebbe avuto un ruolo operativo, fungendo da intermediario e distributore del denaro, occupandosi materialmente della consegna delle somme agli elettori secondo le indicazioni ricevute.
Antolini, in qualità di titolare del bar, avrebbe invece messo consapevolmente a disposizione il locale, consentendo che al suo interno si svolgesse l’attività di compravendita dei voti.

Gli altri filoni e le perquisizioni

Non fanno parte, secondo la Procura, dell’ipotizzata associazione a delinquere, ma rispondono di singoli episodi di corruzione elettorale anche Beniamino Granato, 30 anni, Anna Giacobbe, 52 anni, e Attilio Marrone, 77 anni, anche loro di Castel Volturno.

L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta e si inserisce in un contesto più ampio, che va oltre i soggetti del Litorale. Per l’ipotesi di corruzione elettorale risultano coinvolti, infatti, anche altri due politici non di Castel Volturno: il sindaco Vincenzo Caterino di San Cipriano d’Aversa e Giovanni Zannini, consigliere regionale, ex deluchiano e ora in Forza Italia, per il quale, nei giorni scorsi, è stata avanzata richiesta di arresto in connessione con un altro procedimento che ipotizza, a suo carico, i reati di concussione, corruzione e truffa, legati alla vicenda Asl e alla realizzazione, a Cancello ed Arnone, del megacaseificio della società Spinosa.

Nella giornata di ieri, per i nove indagati emersi in questa inchiesta sulla corruzione elettorale, sono scattate perquisizioni domiciliari e personali. I militari hanno acquisito telefoni cellulari, computer, supporti informatici e documentazione cartacea, ritenuti utili per ricostruire i flussi di denaro e i contatti tra i soggetti coinvolti.

Contestualmente alle perquisizioni è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che apre ora la fase finale dell’inchiesta: la Procura dovrà valutare se procedere con la richiesta di processo.
Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva. Le tesi della Procura dovranno ora essere vagliate in un probabile processo, qualora i pm avanzino e ottengano il rinvio a giudizio.

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Zannini e Caterino nel patto ‘illecito’

Accanto al presunto sistema di compravendita dei voti contestato per le Comunali di Castel Volturno, la Procura ha messo nero su bianco anche un episodio specifico di corruzione elettorale, collocato nei giorni immediatamente precedenti al ballottaggio del 24 giugno 2024. Un incontro mirato, secondo l’accusa, finalizzato a ottenere preferenze in favore di Pasquale Marrandino, che coinvolge il consigliere regionale Giovanni Zannini e il sindaco di San Cipriano d’Aversa Vincenzo Caterino.

Ai tre – Zannini, Marrandino e Caterino – viene contestato il reato di corruzione elettorale in concorso, per un presunto accordo finalizzato ad assicurare, nel turno di ballottaggio, il sostegno elettorale dell’imprenditore Luca Pagano (non indagato) e dei suoi collaboratori.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’episodio chiave si sarebbe consumato il 16 giugno 2024, a pochi giorni dalla seconda votazione, all’interno dell’hotel Sinuessa di Mondragone. In quell’occasione, Zannini, in qualità di consigliere regionale, insieme a Marrandino, all’epoca candidato sindaco, e a Caterino, sindaco di San Cipriano d’Aversa e anche presidente della Gisec, avrebbe promesso a Pagano una serie di utilità economiche e politiche in cambio del voto

Nel dettaglio, all’imprenditore sarebbe stato prospettato l’ottenimento di una commessa o di un appalto da parte del Comune di Mondragone o di una delle società operanti nel settore dei rifiuti riconducibili allo schieramento politico di Zannini. Tra le promesse figura anche la locazione in fitto di un piazzale di circa 5.000 metri quadrati con uffici, nella disponibilità di Pagano a Falciano del Massico, da destinare a deposito dei mezzi della nettezza urbana. Inoltre, secondo l’accusa, sarebbe stato offerto un incarico politico alla figlia Rosa (anche lei non indagata), candidata nella lista ‘Castel Volturno Città’, proposta che l’imprenditore avrebbe rifiutato.

Nel fascicolo compare anche un’ulteriore ipotesi di reato contestata esclusivamente a Marrandino, collocata temporalmente prima dell’8 giugno di due anni fa, data del primo turno elettorale. In questo caso l’accusa è di tentata estorsione.

Secondo la Procura, Marrandino avrebbe rivolto minacce a un pastore evangelico a cui era stata affidata la gestione del Parco Oasi di Castel Volturno durante l’amministrazione guidata da Umberto Petrella. Le pressioni, sempre secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero consistite nel prospettare la revoca delle concessioni relative alla gestione del parco qualora Criscuolo non avesse garantito il proprio sostegno elettorale.

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