Stellantis ora minaccia Pomigliano

Il ceo del gruppo di Elkann: “Insieme a Mirafiori è lo stabilimento a rischio”

John Elkann (Foto Ivan Benedetto/LaPresse)

NAPOLI – Danno a Stellantis, di fatto, altri soldi pubblici, come se gli aiuti ricevuti da sempre non bastassero, e il gruppo di John Elkann cosa fa? Minaccia nuovi tagli sullo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Una fiera dell’assurdo la giornata di ieri nel mondo dell’automotive. In mattinata il tavolo con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine del quale l’esponente del governo di Giorgia Meloni ha annunciato il nuovo piano incentivi per l’auto che avrà una dotazione straordinaria di quasi un miliardo. Incentivi sulla rottamazione delle auto inquinanti, a favore delle famiglie a basso reddito e alla produzione “nel nostro Paese che negli ultimi anni si è drasticamente ridotta, malgrado gli incentivi predisposti che sono andati prevalentemente, sino all’80 per cento, a vetture prodotte in stabilimenti esteri, anche della stessa Stellantis”. Incentivi ai cittadini che finiranno nelle casse del gruppo di Elkann che domina il mercato italiano. Ma, attenzione, incentivi quindi indiretti e non che vanno direttamente nelle profonde casse della vecchia Fiat, ormai multinazionale e poco tricolore. E Stellantis non l’ha presa bene. Infatti, mentre i sindacati provavano a spiegare agli operai di Melfi in presidio costa sta accadendo, il ceo Carlos Tavares, ha indicato in Mirafiori, dove viene prodotta la 500 elettrica, e Pomigliano d’Arco le fabbriche italiane i cui posti di lavoro “sono più a rischio per effetto delle politiche del governo Meloni” che “non sostiene abbastanza la diffusione della mobilità elettrica in Italia”, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg. Il governo nazionale ha immediatamente reagito: “Negli incontri che ho avuto con Tavares e la proprietà Elkann, è stato chiesto un impegno a cambiare la normativa Euro7, cosa che il governo ha fatto. Ci avevano anche chiesto un impegno sugli incentivi e l’abbiamo mantenuto. Se Tavares richiede che l’Italia faccia come la Francia, che ha cambiato la sua partecipazione statale in Stellantis, ce lo chieda e possiamo ragionare insieme”, ha controreplicato il ministro Urso.

Ma Elkann così dovrebbe dividere anche la torta dei profitti con lo Stato Italiano. Non sia mai. E comunque renderebbe impossibile il definitivo passaggio in mani francesi della guida della multinazionale. Quindi la partecipazione statale invocata da ieri da Giuseppe Conte ed Elly Schlein rischia di essere destinata a restare lettera morta. Decisamente più chiara la posizione del leader di Azione, Carlo Calenda, che sulla vicenda era stato facile profeta. “Come volevasi dimostrare tutte le promesse fatte da Elkann stanno a zero. Ogni volta si riparte da capo con “quanto mi dai per non chiudere”. Dopo anni di battaglia solitaria possiamo convenire tutti che è arrivato il momento di mettere la questione Stellantis in cima all’agenda?”, ha dichiarato. “Proprio nel giorno in cui viene presentato il piano straordinario degli incentivi al tavolo dell’automotive, incontrando il consenso di tutte le parti sociali e produttive anche degli stessi rappresentati di Stellantis, Tavares continua a lamentarsi della mancanza di incentivi all’elettrico. Ormai sembra un disco rotto e la sua narrazione appare lunare”, ha aggiunto il meloniano Gianpietro Maffoni, componente della commissione Industria in Senato. Sarebbe ora di smettere con i battibecchi e dare garanzie al futuro di migliaia di lavoratori, 4500 solo a Pomigliano. Lo stabilimento che rischia i tagli. Siamo alle minacce da parte di chi continua a perseguire la strategia del ‘prendi i soldi e scappa’. Così non va.

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